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Spagna: rinviata al 2013 la chiusura della centrale nucleare di Garoña

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Spagna: rinviata al 2013 la chiusura della centrale nucleare di Garoña

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Il governo spagnolo decide di non decidere, concedendo una proroga che non accontenta nessuno: la centrale nucleare di Santa Maria de Garoña, nella Spagna settentrionale, ha quasi quarant’anni. Domenica scadono i permessi per la gestione, e l’esecutivo aveva una decisione difficile da prendere, con pressioni da una parte e dall’altra e la consapevolezza che la decisione è anche politica, perché questo era un tema della campagna elettorale di Jose Luis Rodriguez Zapatero.

Il capo del governo spagnolo aveva ribadito: “Il governo deve mantenere solo ciò che è strettamente indispensabile, ma soprattutto deve scommettere sulle energie rinnovabili” I lavoratori (750 più 400 nell’indotto, in una delle regioni più povere) chiedevano una proroga fino al 2019. Hanno manifestato una settimana fa, e di fronte a loro c’erano gli ecologisti, che chiedevano invece la chiusura immediata: “La questione – diceva Luis Gonzales Reyes, un ambientalista – è l’avarizia di un’azienda privata, che si arricchisce con una centrale il cui costo è ampiamente ammortizzato, e che è pericolosa”. Dopo la chiusura della centrale di Zorita, al compimento del quarantesimo anno, nel 2006, fu chiusa anche Vandellos, a causa di un incidente. Ne restano sei in attività, a parte Garoña. Risalgono tutte agli anni ’80, e quindi hanno ancora almeno un decennio di vita. La decisione di Zapatero, di rinviare al 2013 la chiusura di Garoña, fa temere a molti che non rispetterà le promesse elettorali, e lascerà quelle decisioni ai governi futuri. La Spagna è, oggi, il secondo produttore mondiale di energia solare, il terzo in campo eolico. L’idea era, in campagna elettorale, di puntare tutto sulle rinnovabili, per raggiungere un’autosufficienza pulita e sicura.