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Rien ne va plus nei casino della Federazione Russa

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Rien ne va plus nei casino della Federazione Russa

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Da domani, primo luglio, entra in vigore la nuova legge che prevede la decentralizzazione del gioco d’azzardo in quattro zone speciali, quattro Las Vegas versione ruskaja sperdute nel sud del Paese. Chiudono dunque i battenti i casino’ oggi esistenti.

Per scatenarsi sul tappeto verde bisognerà prendere un aereo e volare nell’enclave baltica di Kaliningrad, o puntare in direzione Kràsnodar Rostov, nel sudest del Paese, o la piu’ selvaggia Altai in Siberia; i piu’ audaci si avventureranno nell’estremo est, a Primorye. L’iniziativa di regolamentare il gioco risale a Vladimir Putin: nel duemilasei, quando era ancora presidente, il suo ministro degli interni aveva lanciato un’operazione nei confronti di un casino’ moscovita, chiuso per irregolarità e soprattutto per i presunti legami con la mafia georgiana. Dalla caduta dell’Unione Sovietica nel novantuno, le sale da gioco sono spuntate come funghi in Russia, e Mosca fa degnamente concorrenza a Las Vegas colle sue cinquecento cinquanta sale, trenta delle quali veri e propri casino’. Oggi le autorità considerano anche le slot machine socialmente pericolose: la loro distruzione è cominciata, gli addetti del settore inorridiscono. L’industria infatti genera un giro d’affari pari a cinque miliardi di euro all’anno; il suo contributo alle casse dello stato è di oltre settecento milioni di euro. La nuova normativa, si denuncia, brucerà fra i trecento e i quattrocentomila posti di lavoro. Una cattiva scelta allora la chiusura dei casino’ oggi che la disoccupazione è all’otto percento? No, ribattono le autorità, per le zone che saranno adibite al gioco si prevedono investimenti per sedici miliardi di euro: finanzieranno la costruzione dei nuovi casino’, giochi d’acqua compresi.