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Unione Europea: Iran e realpolitik

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Unione Europea: Iran e realpolitik

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In tutta Europa la diaspora iraniana ha manifestato solidarietà con chi scende in piazza a Teheran. In seno all’Unione Europea si sono levate voci di biasimo per la repressione messa in atto nella Repubblica Islamica contro chi contesta i risultati delle presidenziali del 12 giugno. Alcuni governi si sono spinti fino a chiedere un nuovo conteggio dei voti.

A margine del vertice europeo della settimana scorsa, diversi capi di stato e di governo hanno espresso pubblicamente la propria inquietudine e sono stati immediatamente accusati di indebita ingerenza da parte del governo iraniano. Una posizione europea comune, comunque, ancora non emerge, per la Commissaria agli affari esterni Benita Ferrero Waldner, gli europei ci potrebbero arrivare: “Sono certa che adesso tutti vogliano privilegiare il dialogo, ma in questa difficile situazione interna, vediamo se sarà possibile. Se il dialogo fallisce, se i negoziati non daranno risultati, a un certo punto la questione delle sanzioni tornerà alla ribalta, e sono sicura che gli europei studieranno tutti i difficili dettagli per stabilire quale forma di sanzioni sia la più appropriata e poi la mia convinzione è che arriveremo a una posizione comune”. Ma come accadde per il dossier nucleare, per l’Unione è difficile parlare con una voce sola e proporre delle alternative al dialogo. Il fallimento della troika europea, nel 2006 aveva condotto i negoziatori francesi, britannici e tedeschi a rinviare la questione al tavolo del Consiglio di sicurezza dell’ONU, contro il parere di diversi paesi dell’Unione. Poiché, in fondo, nessuno vuole prendersi le responsabilità delle sanzioni: “Non ci saranno colloqui per decidere sanzioni economiche o sanzioni commerciali contro l’Iran in questo momento e ciò per diverse ragioni – dice Shada Islam dell’European Policy Center – In Iran l’Unione Europea realizza grossi affari. La Francia, la Germania, l’Italia vi vendono miliardi di euro di merci, quindi non si rinunceranno a questo mercato, soprattutto in tempi di crisi economica. D’altro canto buona parte del petrolio consumato in Europa viene dall’Iran, quindi in un momento in cui l’Unione cerca di diversivicare le fonti del proprio approvvigionamento energetico, visti i problemi con la Russia, non andranno a peggiorare le loro relazioni anche con l’Iran”. L’Unione europea è il secondo partner commerciale di Teheran, al primo posto c‘è la Russia. Eurolandia esporta verso l’Iran più di 10 miliardi di euro di prodotti all’anno. L’Iran è il sesto fornitore dei paesi europei in energia.