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Repressione in Iran: gli Stati Uniti restano prudenti

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Repressione in Iran: gli Stati Uniti restano prudenti

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La protesta per la repressione in Iran si sta organizzando in tutto il mondo. Si accentua la pressione in particolare sui governi occidentali per assumere delle misure più decise contro il regime degli Ayatollah. Negli Stati Uniti il presidente Obama ha evitato accuratamente di prendere posizione a favore di una delle parti per non fornire alle autorità iraniane l’occasione di aaccusare i manifestanti di agire sotto influenza straniera.

“Le sue dichiarazioni sono molto utili – spiega il ricercatore Rasool Nafisi -. Perché se si parla troppo gli iraniani ti accusano d’interferire con i loro affari interni. E anche l’opposizione può pensare che siamo pronti ad aiutarli, il che non è vero”. Il tono dell’amministrazione statunitense si è comunque fatto più deciso dopo il divieto di manifestazione imposto a Teheran. Ma per i repubblicani non è ancora abbastanza. “Non voglio inviare delle armi. Non sono per fomentare la violenza – dice l’ex candidato alla presidenya John McCain -. Però la posizione dell’America deve essere quella di assumere una leadership morale. Questa è l’essenza degli Stati Uniti d’America”. La repressione sta anche colpendo i pochi giornalisti stranieri presenti in Iran. In prigione è finito il corrispondente del settimanale statunitense Newsweek, Maziar Bahari.