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L'ex presidente Bani Sadr analizza la rivolta in Iran

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L'ex presidente Bani Sadr analizza la rivolta in Iran

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Abholassan Bani Sadr, è stato il primo presidente della repubblica islamica d’Iran. Partecipo’ attivamente alla rivoluzione che porto’ alla cacciata dello Scià. La sua politica di apertura e il suo impegno democratico non piacevano pero’ all’ayatollah Khomeini che il 21 giugno 1981 ordino’ la sua destituzione’ costringendolo all’esilio. Bani Sadr da tempo vive a Parigi dove Euronews lo ha incontrato

– Abholassan Bani Sadr grazie per averci ricevuto. Lei pensa che per l’Iran sia una una cosa positiva essere di nuovo sulle prime pagine dei media? “Certamente si. Si tratta di una svolta. Prima l’Iran finiva sotto i riflettori per il dossier sull’atomica, per la repressione o per le altre crisi regionali. Questa volta invece ad attirare l’attenzione è un intero popolo in lotta per la democrazia e la libertà e che puo’ ottenere cio’ a cui anela” – Nella società iraniana sono sempre stati presenti movimenti di contestazione che pero’ non hanno mai raggiunto gli obiettivi prefissati. Perchè oggi le cose sembra possano andare diversamente? “Questa volta c‘è un’incognita. I due candidati che guidano la protesta faranno come fece Khatami o romperanno con l’attuale regime andando verso il popolo? Se agiranno come Khatami il regime potrà a termine mettere fine alle proteste. Ma le cose oggi sembrano un po diverse da allora, è in atto una vera e propria rottura che potrebbe segnare l’inizio della fine. Per il popolo è chiaro ormai che non puo’ sperare in nessuna riforma ne aspirare ad un’altra politica nel quadro dell’attuale regime” – Lei pensa che Khamenei alla fine accetterà le rivendicazioni dei manifestanti o ordinerà ai pasdaran e ai guardiani della rivoluzione di reprimere la protesta? “I guardiani della rivoluzione sono già presenti e sul chi vive. Ogni giorno e nelle diverse città del paese. Attaccano le riunioni popolari. Sono pronti a fare di piu’? Il problema è questo. Io non credo vista la debolezza interna del regime. Credo che la sola strada per loro sia quella di indurre i due candidati (perdenti) ad abbandonare – Potrà farlo? “E’ possibile. E’ possibile perchè non si puo’ restare all’interno del quadro tracciato dal regime e opporsi a una guida che ha i pieni poteri. E’ molto difficile” – Se non si troverà una via d’uscita politica si potrebbe andare verso un bagno di sangue? “Un bagno di sangue non credo. Se il movimento di protesta mantiene le sue caratteristiche di massa, il regime non oserà sparare sulla gente. Hanno già ucciso abbastanza. Si parla di 8 vittime ma i morti potrebbero essere 32. Un bagno di sangue è un’altra cosa” – Nessuno, a parte ad esempio il presidente francese Sarkozy ha criticato apertamente le frodi. C‘è un certo attendismo, Obama non si mostra particolarmente aggressivo e gli altri paesi europei non stanno mostrando i denti “E’ meglio che non intervengano. Obama ha fatto bene a mostrarsi neutrale. Provi ad immaginarsi un giovane iraniano che esce di casa per andare a manifestare con tutti i rischi che questo implica. Si chiederà – sto uscendo a manifestare per i miei diritti o per gli interessi delle potenze straniere? – in questo caso non uscirebbe piu’. Ecco perchè chiedo ai capi di stato stranieri di non intervenire neanche per protestare contro la repressione. Per questo ci sono le organizzazioni che difendono i diritti umani, tocca a loro questo compito. Il popolo deve rendersi conto che è lui a decidere e che agisce per i propri diritti” – Lei ha lasciato l’Iran 28 anni fa. Pensa che potrebbe ancora avere un ruolo in un movimento che al 50% è composto da giovani nati dopo la rivoluzione e che non conoscono le personalità di quel periodo? “Intanto io credo che questo movimento spontaneo sia generalizzato. Nessuno credeva che gli iraniani sarebbero stati pronti a fare una nuova rivoluzione, credevano che quel capitolo fosse chiuso. Io per 28 anni invece ho ripetuto che solo un movimento come questo avrebbe permesso all’Iran di ritrovare la libertà. I fatti mi stanno dando ragione. Il popolo si è rivoltato perchè io avevo immaginato quanto sta succedendo? Certo che no. ma le mie previsioni erano giuste”. – Cosa potrebbe fermare questo movimento? “Forse la decisione del regime di annullare le elezioni. Sarebbe un grande successo e un nuovo scrutinio potrebbe mettere fine alla rivolta. Oppure una repressione senza precedenti, ma come ho detto non credo sia possibile. La terza possibilità sarebbe che Karroubi e Moussavi rinunciassero a lottare, il popolo si renderebbe allora conto di essersi mosso per sostenere 2 personalità con le spalle meno larghe di quanto immaginava”