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Khamenei, il potere dell'Ayatollah

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Khamenei, il potere dell'Ayatollah

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Da vent’anni è la suprema autorità religiosa iraniana: l’ Ayatollah Ali Khamenei ha l’ultima parola sui destini del paese.

Leader spirituale, con un potere tale da definire l’architettura dello Stato: sceglie il capo della magistratura, su cui mantiene una forte influenza, nomina i sei membri del Consiglio dei Guardiani, organo che approva le leggi del Parlamento. Leggi su cui Khamenei puo’ porre il veto, se considerate in contraddizione con la Sharia, la legge islamica reintrodotta con il rovesciamento dello Shah nel 79. L’ Ayatollah controlla direttamente radio e tv, celebra la preghiera del venerdi’ e conferma l’elezione del presidente, oltre a limitarne l’autorità nel corso del mandato. Visto che resta Khamenei l’arbitro delle decisoni da prendere anche in politica estera. Ha raccolto l’eredità politica della Rivoluzione islamica introdotta dall’ Ayatollah Ruhollah Khomeini tornato nel 79 in Iran dopo quattordici anni di esilio e divenuto il leader del movimento di opposizione al regime dello Shah, Mohamad Reza Pahlavi. Con la sua Rivoluzione Bianca, Pahlavi aveva avviato una serie di riforme per la modernizzazione del paese, ridimensionando sensibilmente il potere dell‘élite religiosa. Rovesciato lo Shah, Khomeini inverte la tendenza, instaura un regime teocratico, proclamando la nascita della Repubblica islamica. Tra l’ 81 e l’89 è Ali Khameni il presidente dell’Iran. Anni che si ricordano per la difficile coabitazione con Mir Hossein Mussavi, attuale candidato riformista, allora premier Nel 1989 Khamenei diventa Ayatollah e succede a Khomeini, primo atto del suo mandato la soppressione della figura del primo ministro, attribuendosene buona parte dei poteri. Le frizioni tra conservatori e riformatori si fanno piu’ dure, e Khamenei si schiera apertamentamente a favore dei primi. Tranne nel 2002 quando durante la mobilitazione degli studenti è la guida suprema a trasformare in pena detentiva l’ergastolo inflitto all’intellettuale riformista Hachem Aghajari, colpevole di avere in un discorso pubblico invitato gli iraniani a non obbedire ciecamente alle parole del loro leader religioso.