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Basiji, i paramilitari al servizio dell'Ayatollah

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Basiji, i paramilitari al servizio dell'Ayatollah

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La folla contesta l’esito delle elezioni e circonda per protesta una delle caserme della milizia civile Basiji, forza paramilitare fedele all’Ayatollah e agli ordini dei Pasdaran.

Per sedare la rivolta i Basiji aprono il fuoco sui civili, come documentano le immagini girate da un dimostrante lo scorso lunedi’ 15 giugno. I morti secondo fonti non ufficali saranno sette. Due giorni dopo, è ancora una volta questa milizia creata all’indomani della rivoluzione islamica del 79 e formata da volontari, a perpetrare nuove violenze. Nelle immagini diffuse via internet i Basiji attaccano gli alloggi degli studenti dell’Università di Teheran, la piu’ rinomata del paese, tradizionalmente di tendenza riformista. Le vittime saranno quattro come raccontano alcuni studenti che chiedono di restare anonimi. La devastazione è visibile in queste fotografie scattate all’interno. L’attacco è condannato dal portavoce del parlamento iraniano, Ali Larijiani. Secondo le informazioni raccolte dalla stampa internazionale le milizie Basiji, il giorno delle elezioni intorno alle 17 avrebbero preso il controllo dei terminali di conteggio dei voti del Ministero dell’Interno. Circostanze che alimentano i sospetti di brogli alle elezioni del 12 giugno scorso. Il loro esito a favore del presidnete uscente Ahmadinejad ha scatenato la protesta dei sostenitori del favorito, il riformista Mir Hossein Mussavi. Le milizie Basiji rappresentano una delle braccia armate del regime: oltre all’esercito nazionale, entrano in azione per sedare i moti di piazza su ordine dei Guardiani della Rivoluzione o Pasdaran. Questi ultimi rappresentano anche un forte centro di potere economico e politico. Contano circa 125 mila membri, secondo alcuni analisti hanno un’influenza tale da controllare circa un terzo dell’economia iraniana attraverso fondazioni e investimenti. Rapporti strettissimi legano i Pasdaran al presidente rieletto Mahmud Ahmadinejad, che ne fece parte, e alla guida suprema Khamenei.