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L'aspra campagna elettorale è ufficialmente chiusa in Iran, venerdi' le presidenziali

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L'aspra campagna elettorale è ufficialmente chiusa in Iran, venerdi' le presidenziali

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Il presidente in carica, Mahmoud Ahmadinejad, cerca la riconferma del suo mandato, contrastata dal principale sfidante, il moderato Mir Hossein Moussavi.

Il presidente uscente, in un tour frenetico per il paese, non ha risparmiato mezzi per mobilitare i suoi sostenitori. “Sono pronto a combattere per lui – dice uno di loro -, con tutto il mio sangue, se necessario”. I toni del confronto sono quanto mai duri. Ahmadinejad difende il suo operato, respingendo come “menzogne” le accuse dei suoi avversari. Ma i dati economici su cui appoggia i suoi interventi, in particolare quelli sull’inflazione e sul tasso di disoccupazione, sembrano ritoccati rispetto alle cifre ufficiali. E tra i vanti esibiti dal presidente uscente, lo sviluppo nucleare e le nuove tecnologie per il lancio dei satalliti. Quanto a Moussavi, la sua campagna è sostenuta dall’influente ex presidente Rafsandjani, che non è mai scomparso dalla scena politica. “Basta con l’inflazione – dice un sostenitore di Moussavi – , basta con le bugie che vengono dette al popolo, da quattro anni il paese sta regredendo. Vogliamo prenderne noi la guida”. Su Moussavi e gli altri candidati, lo spettro della prigione è stato evocato da Ahmadinejad, con l’accusa di aver insultato il governo. Tirata in ballo anche la moglie di Mousavi: Ahmadinejad ha definito illegale il diploma universitario della donna. Si tratta di un titolo conseguito in un’università fondata da Rafsandjani, obbiettivo costante degli attacchi del presidente uscente.