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Iran, venerdì si vota

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Iran, venerdì si vota

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E’ stata una campagna elettorale rovente, quella per le presidenziali in Iran. Combattuta sulle piazze ma anche in televisione, si è sostanziata in uno scambio continuo di accuse e insulti tra i due principali candidati, l’uscente Mahmud Ahmadinejad e il riformista Mirhossein Mussavi. Il ricorso ai dibattiti in tv è stato accolto con favore dagli iraniani, ma in molti hanno criticato l’uso disinvolto del servizio pubblico televisivo al servizio di Ahmadinejad, che ha beneficiato anche di un’imprevista trasmissione finale senza contraddittorio. La parola passa ora alle urne, aperte per tutta la giornata di venerdì. Quarantasei milioni gli elettori aventi diritto. Mirhossein Mussavi è stato primo ministro negli anni Ottanta, durante la guerra contro l’Iraq, poi è uscito dalla scena politica per ritornarvi adesso. E’ sostenuto dall’ayatollah Akbar Hashemi Rafsanjani, presidente dell’Iran dall’89 al 97 e sconfitto, quattro anni fa, alle presidenziali da Ahmadinejad. Mussavi è per una politica più moderata, che metta fine all’antiamericanismo dell’attuale governo, alla negazione dell’Olocausto e alla retorica aggressiva del programma nucleare iraniano.