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Iran: l'economia il banco di prova del prossimo presidente

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Iran: l'economia il banco di prova del prossimo presidente

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Quattro anni fa Ahmadinejad aveva promesso a tutti gli iraniani di far loro godere i frutti dell’oro nero, ricchezza del paese.

Ancora oggi i risultati non si vedono: prezzi alle stelle, disoccupazione galoppante, debito pubblico che è una voragine. E un iraniano su cinque vive oggi al di sotto della soglia di povertà. A Teheran e in altre grandi città la classe media ha la netta impressione che la situazione sia peggiorata. “Da tre quattro mesi ormai i prezzi non fanno che aumentare, dice una signora; non si trovano quasi piu’ nemmeno le patate, anche quando uno puo’ permettersele.” “Vado al mercato a fare la spesa perché guadagno poco, le fa eco un uomo di mezza età. Ormai faccio parte dei meno abbienti.” Ufficialmente il tasso di disoccupazione è al 12,5% della popolazione attiva, e l’inflazione si aggira sul 25%, ma i dati, dice piu’ di un osservatore indipendente, sono manipolati dal governo. Secondo Medhi Karoubi, candidato alle presidenziali, e considerato l’avversario piu’ liberal di Ahmadinejad, l’inflazione è conseguenza delle scelte del presidente, che ha dilapidato le entrate garantite dal petrolio gestendo dissennatamente la spesa pubblica. A causa anche della crisi mondiale il futuro presidente dovrà fare i conti col crollo del prezzo del petrolio, seguito a un periodo di forte crescita. L’oro nero rappresenta il 60% circa delle entrate dell’Iran, paese la cui economia è all’80% controllata dallo Stato. D’altra parte la scarsità di investimenti stranieri, anche a causa del controverso programma nucleare iraniano, non consente al paese di crescere e di accedere a capitali esteri. Ed è quanto rimproverano i riformisti, avversari di Ahmadinedjad. Per il prossimo presidente, chiunque egli sarà, il risanamento dell’economia e delle finanze pubbliche sarà una priorità, e una delle sfide maggiori.