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Iran, fine rovente per la campagna elettorale

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Iran, fine rovente per la campagna elettorale

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Fine di campagna elettorale al vetriolo, in Iran. La Repubblica islamica vota domani per il nuovo presidente e il tono dello scontro raggiunge livelli senza precedenti. La sfida del candidato riformista Mirhossein Mussavi è quella che preoccupa di più il capo dello Stato uscente Mahmud Ahmadinejad. Lo scambio di accuse degli ultimi giorni ha raggiunto il culmine mercoledì sera, quando l’attuale presidente ha ottenuto dalla televisione di Stato una serata in più, senza contraddittorio, per la sua campagna. Ne ha approfittato per difendere l’operato del governo, rivendicando avanzamenti tecnologici che gli iraniani comuni stentano a verificare. Contemporaneamente, fuori dagli studi televisivi, una manifestazione popolare contestava il favoritismo concesso dal servizio pubblico al presidente uscente.

“Sarà un boomerang per lui – dice un manifestante -, perché il popolo è in grado di giudicare. Gli iraniani non si lasciano condizionare dal supporto ufficiale di cui un candidato puo’ godere. La gente guarda e ascolta, e capisce che sono tutte bugie”. Mussavi critica l’isolamento del Paese, dovuto alla politica antiamericana, al negazionismo, alla difesa aggressiva del programma nucleare nazionale. L’informazione ha avuto un ruolo cruciale nella campagna, come spiega un sostenitore di Mussavi. “Viviamo nel mondo della comunicazione. Non è più possibile nascondere la verità. Mentire non è più facile come una volta. Strumenti come e-mail e social network sono alla portata di tutti”. Oggi in Iran si osserva la giornata di silenzio e domani la parola passerà alle urne.