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Presidenziali in Iran: una sfida senza fair play

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Presidenziali in Iran: una sfida senza fair play

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La campagna elettorale per le presidenziali di venerdì in Iran non ha risparmiato attacchi feroci e colpi bassi. La sfida è a due: tra il presidente uscente, l’anti-americano integralista Mahmoud Ahmadinejad e il riformista moderato Mir Hossein Mussavi. Per accusarsi reciprocamente hanno utilizzato di tutto, dai manifesti agli sms.

Ad Ahmadinejad non sono piaciuti i toni del rivale. “Noi non insultiamo e non diffamiamo, noi abbiamo una logica. Se Dio vorrà la nostra logica batterà tutti gli insulti, le diffamazioni e le immoralità”. In un’intervista televisiva Mussavi ha accusato Ahmadinejad di mentire sullo stato reale dell’economia iraniana e ha assicurato che, se eletto, manterrà tutte le promesse. “Porteró a termine gli impegni che mi sono assunto, primo fra tutti quello di combattere la povertà”. Mussavi gode dell’appoggio dell’ex presidente iraniano, il moderato Akbar Hashemi Rafsanjani, sconfitto alle presidenziali di 4 anni proprio dall’attuale presidente. Rafsanjani non è mai uscito dalla scena politica iraniana, ha lavorato nell’ombra e ora punta tutto su Mussavi per togliere l’Iran dall’isolamento internazionali.