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Italia-Libia: dal passato doloroso agli accordi economici


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Italia-Libia: dal passato doloroso agli accordi economici

L’Italia è ora amica, ma non bisogna dimenticare il passato. Sembra voler ricordare questo Gheddafi appuntando sulla sua divisa la foto del simbolo della resistenza all’occupante fascista.

Omar al Mokhtar lottò contro i colonizzatori dal 1911 fino al suo arresto il 12 settembre 1931. Tre giorni dopo fu processato e in un’ora e un quarto condannato a morte. L’‘occupazione finita nel 1942 lasciò dietro di sé decine di migliaia di morti, almeno 80mila i libici deportati in campi di concentramento. L’anno scorso Silvio Berlusconi in visita in Libia ha presentato le scuse dell’Italia per le sofferenze inflitte dal fascismo. I due leader hanno firmato un accordo di amicizia e di cooperazione dai grossi interessi politici ed economici. Cinque miliardi di euro in 25 anni sotto forma di investimenti in infrastrutture, abitazioni, e un’autostrada costiera. In cambio la Libia si è impegnata a garantire all’Italia un accesso privilegiato alle risorse naturali del Paese che fornisce già il 25 per cento del petrolio e il 33 per cento del gas consumato in Italia. La Libia si è impegnata inoltre nella lotta contro l’immigrazione clandestina. Nel 2008 circa 37mila clandestini sono sbarcati in Italia, il 75 per cento in più rispetto all’anno prima. In gran parte passano dalla Libia. La Libia, dove i cittadini africani possono recarsi senza visto, è diventato infatti il punto di partenza dei migranti. E l’italia è la prima porta d’accesso all’Europa. Secondo i termini dell’accordo l’Italia è autorizzata a trasferire in Libia i clandestini intercettati penetrando nelle acque territoriali libiche. E Tripoli ha ricevuto in regalo dall’Italia 4 navi pattugliatrici. Tutto questo suscita le preoccupazioni dell’Onu visto che la Libia non è tra i firmatari della Convenzione sui diritti dei rifugiati. Ma l’accordo tra Roma e Tripoli non finisce qui. C‘è anche l’accesso dell’Italia alle risorse libiche. L’Italia è il primo cliente e primo fornitore della Libia e Roma intende proseguire su questa strada. Un accordo riassunto così da Berlusconi: “scuse e risarcimenti contro meno clandestini e più gas e petrolio”. Un patto che per molti libici suona come un rapporto di dominio neocoloniale.

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