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Iran: venerdì le presidenziali

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Iran: venerdì le presidenziali

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Venerdì l’Iran va al voto per eleggere il nuovo capo dello stato. La presidenza in Iran è in realtà la seconda carica istituzionale, in quanto le linee generali di politica interna ed estera sono indicate dalla Guida suprema. Nei suoi 4 anni al potere Mahmud Ahmandinejad è riuscito, comunque, in qualche modo, ad allargare il proprio perimetro d’azione, anche per la sua vicinanza ideologica con l’attuale Guida, l’Ajatollah Ali Khamenei.

Con la sua retorica aggressiva nei confronti dell’occidente e le misure economiche di sostengno ai meno abbienti, l’ultraconservatore Ahmadinejad si è saputo assicurare l’appoggio delle classi popolari che il 12 giugno potrebbero riconfermarlo: “Voterò per Ahmadinejad perché è l’unico che non ha mai firmato documenti contro gli interessi della nazione iraniana. Lo ha provato in questi 4 anni. Quindi voterò ancora una volta per lui”. Lo sfidante con maggiori possibilità di scalzarlo è il conservatore moderato Mir Hossein Moussavi, ex primo ministro che torna alla ribalta politica dopo vent’anni di oblio. Contrariamente a Ahmadinejad che, negli anni si è voluto costruire l’immagine di campione mondiale dell’antimperialismo occidentale, Moussavi si presenta in modo più conciliante e accusa il presidente uscente di aver rovinato l’immagine dell’Iran all’estero. Sul dossier sensibile dell’arricchimento dell’uranio, però, la pensa esattamente come Ahmadinejad. Moussavi è sostentuto dai giovani delle grandi città e dalle donne che sperano in un ammorbidimento delle rigide regole di comportamento in vigore nella società iraniana. In politica estera al prossimo presidente spetterà il compito di rispondere alla mano tesa della nuova amministrazione statunitense. Senz’altro un rapporto più difficile da gestire di quello caratterizzato dal muro contro muro portato avanti negli anni Bush.