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Arcandor fa domanda di insolvenza, a rischio 70mila impieghi

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Arcandor fa domanda di insolvenza, a rischio 70mila impieghi

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In vetrina la scritta: “Non metteteci alla porta”. Da mesi con il fiato sospeso, i dipendenti dei grandi magazzini Karstadt, uno dei simboli della Germania guglielmina, hanno reagito con compostezza alla notizia che la casa madre, il gruppo Arcandor, ha presentato domanda di insolvenza.

Lunedì il governo di Berlino aveva respinto una richiesta di fondi e garanzie statali per centinaia di milioni di euro. La ricaduta sociale si annuncia pesante: il gruppo dà lavoro a 70mila persone. Un portavoce di Arcandor ha dichiarato che tutte le attività restano operative. Non solo nei magazzini Karstadt, ma anche nelle altre aziende controllate, come la Primondo, specializzata nelle vendite per corrispondenza. Per il governo del cancelliere Angela Merkel, la decisione di lasciare affondare Arcandor contrasta con gli aiuti forniti ad altre imprese, a cominciare da Opel. Merkel: “Abbiamo sempre detto che una bancarotta pilotata può rappresentare un’opportunità per ricostituire una società. Il governo accompagnerà questo processo il più a lungo possibile”. Merkel non lo dice, ma una soluzione potrebbe essere a portata di mano. Metro, una concorrente di Arcandor, ha manifestato interesse ad acquisire una sessantina dei circa 120 magazzini Karstadt e una fusione parziale non sembra da escludere.