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Christine Lagarde: "La crisi peggiore è quella sociale"


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Christine Lagarde: "La crisi peggiore è quella sociale"

La crisi finanziaria, la crisi economica e la crisi sociale sono al centro del dibattito politico. Che ne è delle speranze suscitate dal G20 di Londra sulla riforma del sistema finanziario globale? E come frenare la perdita di posti di lavoro? Queste ed altre domande, Euronews le ha poste a Christine Lagarde, ministro francese dell’economia, dell’industria e del lavoro dal giugno 2007.

Euronews: Ministro Lagarde, la ringraziamo per averci ricevuto a Bercy.
Le cause della crisi sono troppi debiti e tassi di interesse troppo bassi. A questa crisi, stiamo rispondendo con un maggiore indebitamento e con tassi di intresse ancora più bassi. Non lo trova strano?

Christine Lagarde: “Questa analisi della crisi è un po’ incompleta. La crisi è stata provocata da un eccesso in molte cose… troppa liquidità, tassi di interesse troppo bassi… disequilibri macro-economici tra paesi come la Cina, che risparmiano molto, e paesi come gli Stati Uniti, che consumano enormemente. Ed è anche dovuta a un eccesso di sofisticazione degli strumenti finanziari, al punto che gli investitori non sanno più che cosa stanno comprando e quali sono i rischi associati a queste operazioni. Ci sono stati eccessi di remunerazioni e sistemi di bonus del tutto fuori luogo, che hanno accelerato la crisi. Ci sono state norme bancarie e contabili che hanno favorito il fenomeno. La crisi finanziaria in cui siamo incappati è tutto questo. Noi stiamo rispondendo nel modo più efficace con i soggetti più affidabili che operano sul mercato. Oggi chi è ancora credibile per i mercati? Quali firme sono riconosciute? Sono le firme degli stati.
E’ stata adottata una politica monetaria che ha puntato sulla riduzione del tassi di interesse; questa politica è stata indispensabile per riportare liquidità in un mercato che si era completamente contratto e dove il denaro aveva smesso di circolare tra le banche.

Euronews: Il G20 ha suscitato grandi speranze sulla riforma del sistema finanziario internazionale: a che punto siamo oggi?

Lagarde: Il G20 a Londra ha acceso molte speranze perché i capi di stato e di governo dei paesi che rappresentano l’85% del Prodotto interno lordo mondiale si sono trovati d’accordo su un principio: che non ci siano prodotti, operatori, territori che non siano sottoposti a supervisione. Grazie a un’iniziativa francese, abbiamo definito gli ambiti in cui questi principi devono essere applicati. Sui paradisi fiscali: è stato una delle battaglie più dure del G20, ma alla fine abbiamo ottenuto che i paradisi fiscali siano classificati secondo tre liste: la lista nera di quelli che rifiutano di cooperare, vale a dire di scambiare informazioni; poi la lista grigia dei paesi che accettano il principio della cooperazione ma che non lo hanno ancora messo in pratica, e infine la lista dei paesi dove non esiste il segreto bancario e le informazioni sono condivise. Oggi quali sono i risultati? La lista nera non c‘è più. Tutti i paesi che erano iscritti sulla lista nera hanno espresso l’intenzione di conformarsi all’obbligo di scambiare le informazioni. E tra i paesi che sono sulla lista grigia, alcuni come il Lussemburgo o il Belgio, e spero un giorno di poter dire lo stesso per la Svizzera e il Liechtenstein, hanno deciso di mettersi in regola.

Euronews: Su tutte queste questioni finanziarie il consenso europeo non è totale. Che ruolo ha giocato l’asse Berlino-Parigi?

Lagarde: Gli europei non sono sempre d’accordo su tutto nello stesso momento. E il lavoro di chi ritiene di poter giocare un ruolo a livello regionale consiste nel cercare di convincere i propri partner. In questo ambito, l’asse franco-tedesco è stato molto efficace per tenere il punto sui paradisi fiscali, sulle agenzie di rating, sui fondi speculativi e sulla supervisione europea. D’altra parte non stupisce il fatto di non essere sempre tutti d’accordo perché da un lato ci sono i paesi della zona euro, dall’altro quelli che non hanno ancora adottato la moneta unica: in particolare la Gran Bretagna, che è direttamente coinvolta perché è stata tradizionalmente un centro per i servizi finanziari ed è fuori dalla zona euro. Il nostro lavoro consiste quindi nel trovare punti di contatto e talvolta cercare un compromesso.

Euronews: Sappiamo che il debito pubblico di oggi prelude alle imposte di domani. Il governo francese sta pensando a come ridurre il suo deficit di bilancio?

Lagarde: Quando si ha la casa in fiamme, non si bada alla bolletta dell’acqua. Oggi siamo impegnati in un grande piano di rilancio, su richiesta della Commissione europea e del Fondo monetario internazionale, perché tutti gli economisti sanno che è ciò che dobbiamo fare in questo momento. Un piano di rilancio di queste proporzioni si finanzia soltanto con il debito pubblico.

Euronews: La sfiducia si sta facendo largo tra i cittadini della Francia e di altri paesi, a mano a mano che aumenta la disoccupazione: Come si esce dalla crisi?

Lagarde: La lotta contro la disoccupazione e a favore dell’impiego è al centro dei nostri sforzi quotidiani. Per quanto mi riguarda è una vera e propria ossessione perché questa crisi è una crisi in tre tappe: finanziaria, economica e sociale. La crisi sociale è quella che lascia maggiormente il segno, la più dolorosa per i nostri cittadini. Le imprese toccate dalla crisi hanno avviato dei piani di licenziamento. Hanno cominciato a tagliare i collaboratori, a non rinnovare i contratti a tempo, a eliminare gli straordinari. E infine prevedono ristrutturazioni che comportano licenziamenti. Questa situazione continuerà anche quando la ripresa economica sarà iniziata perché c‘è sempre un tempo di ritardo tra il decidere e gli effetti concreti delle proprie decisioni.

Euronews: General Motors, uno dei simboli della grande industria americana, si è messa sotto la protezione del capitolo unidici del codice fallimentare statunitense: si dice che sia la fine di un’epoca. Ma è la fine di quale epoca? E come vede la nuova epoca che sta iniziando, per quanto riguarda il settore dell’auto e più in generale il settore industriale?

Lagarde: Ciò che mi sembra caratteristico di una nuova epoca non è tanto che un costruttore ricorra al capitolo undici, che è un po’ l’equivalente di una dichiarazione di insolvenza con una protezione temporanea dai creditori, un modo per continuare l’attività, congelando i debiti. Era già accaduto a United Airlines e al settore aereonautico nel suo insieme. Quello che mi sembra molto più sintomatico dell’inizio di una nuova era è il ruolo giocato dal governo americano, che non ha esitato, con l’aiuto dei canadesi, a nazionalizzare un gigante dell’industria automobilistica americana, dandosi 90 giorni di tempo per ricostruire e riorganizzare, un po’ come si fa nel quadro del codice fallimentare francese. E’ questo che è sorprendente, l’interventismo del governo americano: non si vedeva niente di simile da molto tempo.

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