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Jacques Attali: "Governo europeo, o sarà la fine dell'Euro"

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Jacques Attali: "Governo europeo, o sarà la fine dell'Euro"

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Dopo una carriera di docente universitario, consigliere economico del presidente della repubblica francese Mitterrand e presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, Jacques Attali è oggi alla testa di Planet Finance, una società internazionale specializzata nello sviluppo e nella microfinanza. Attali ha pubblicato una quarantina di titoli, tradotti in 20 lingue. La sua specialità è l’analisi dei trend, ovvero l’interpretazione del futuro economico. Ed è quello che fa per euronews.

euronews: Signor Attali buongiorno Jacques Attali: Buongiorno euronews: E benvenuto su euronews. Le elezioni europee sono arrivate. Le elites sottolineano l’importanza del più grande scrutinio del pianeta, ma gli elettori sembrano avvertire una sorta di indifferenza, una certa stanchezza… Jacques Attali: No, non è esattamente così. Penso che gli europei siano abbastanza saggi da sapere che quando votano per il sindaco o per il consiglio comunale, tutto ciò ha un impatto diretto. E sanno anche che questo impatto diretto si ritrova nell’elezione di un governo o di un capo dello stato. Ma quando votano per le elezioni europee, sanno che non esiste un governo europeo, e ne ricavano una impressione molto più indefinita. Il basso livello del loro entusiasmo è proporzionato alla complessità del sistema. Ecco perché è urgente andare più lontano. La gente andrà a votare quando davvero sarà chiamata a eleggere un presidente europeo. euronews: L’indifferenza dipende anche da una netta mancanza di tensione politica: non si elegge direttamente nemmeno il presidente della Commissione… Jacques Attali: Il punto centrale chiave è la posta in gioco. Non c‘è posta in palio, o non è chiaro quale sia. In realtà da queste elezioni, se si osservano le istituzioni, potrebbe sorgere un capovolgimento della maggioranza. Oggi la maggioranza in parlamento è a destra, anche se la Commissione non rispecchia la maggioranza parlamentare. Quindi, si tratta di un meccanismo estremamente complesso. euronews: Lo scarto tra integrazione economica e politica dell’Europa è troppo ampio. La crisi ci ha preso alla sprovvista? Jacques Attali: Bisogna capire bene: la Cina è un paese integrato, così gli Stati Uniti e l’India. L’Europa no. In un certo senso, la caduta del muro di Berlino ha fermato la costruzione europea. Senza la caduta di quel muro, oggi avremmo un presidente d’Europa, contrapposto all’Europa dell’Est. Ma per fortuna il muro è crollato, ed è stata una buona cosa, anche se in una certa maniera ha mescolato le carte della costruzione unitaria e ha ritardato la messa in funzione di una potenza europea. Oggi abbiamo bisogno, davanti alla crisi, di un potere politico forte come quello degli Stati Uniti e della Cina, cioè di un potere capace di decidere il rilancio dell’economia, piani di grandi opere, interventi a sostegno della ricerca, nazionalizzazioni europee… Però in nessuna lingua europea si può parlare di “nazionalizzazioni per l’Europa”, o di “europeizzazione”. Mentre al giorno d’oggi servirebbe non tanto “nazionalizzare” delle imprese, ma farle diventare proprietà dell’Unione europea. Anche se questo appare ancora inconcepibile. euronews: Se vediamo da più vicino il contesto di queste elezioni, si ha l’impressione che raramente si sia vissuto un momento di maggiore difficoltà, con il sogno americano che ha finito per affondare… Jacques Attali: Non si deve pensare che il modello statunitense sia finito. Perchè al di là di questa crisi può essere capace di riprendersi, risorgere, riformarsi… L’individualismo statunitense ritrova le sue energie, il sistema cinese ha conservato tutta la sua forza. Però è vero che il modello attuale di rispetto dei servizi pubblici, dello sviluppo di una giustizia sociale, di uno stato-protettore capace di orientare l’evoluzione globale – insomma il modello europeo che garantisce copertura sociale in materia di educazione e sicurezza – dovrebbe diventare un modello universale. E l’Europa dovrebbe essere ancora più fiera del sogno europeo. euronews: Come si spiega allora la timidezza della classe politica europea nell’affermare queste verità? Jacques Attali: Perchè i dirigenti politici europei sono ben lieti di mandare i più mediocri di loro a Bruxelles… Lo ripeto: sono felici di mandare i più mediocri di loro a Bruxelles. euronews: E perché? Jacques Attali: Perché in questo modo conservano il potere reale nei loro paesi. A parte Jacques Delors, non abbiamo mai avuto, da trenta o quaranta anni un Presidente della Commissione che fosse di alto profilo. Semplicemente perché ogni volta che un paese manda qualcuno a Bruxelles, tutti si accertano che si tratti di qualcuno di assolutamente mediocre, in modo da non fare ombra agli altri, ma anche per assicurarsi che la Francia, la Gran Bretagna, la Germania, l’Italia mantengano la loro autonomia e non debbano concorrere con una vera e forte potenza a Bruxelles. euronews: Se dei 500 milioni di europei la maggior parte fosse costituita da coloro che credono in una Europa federale, in questo scenario, il risultato del voto potrebbe cambiare il modo in cui l’Europa potrà essere governata? Jacques Attali: Questa è una differenziazione tra destra e sinistra, ma sia la destra che la sinistra europee sono favorevoli al Trattato di Lisbona, almeno se guardiamo ai principali partiti. Ancora più importante del risultato delle elezioni sarà la ratifica del Trattato di Lisbona, che costituirà una tappa verso il progresso dell’integrazione europea. Oltretutto, se il Trattato di Lisbona verrà ratificato, le elezioni europee assumeranno tutt’altro significato, perchè permetteranno di avanzare ancora più avanti. La storia ci dice che se nei prossimi anni l’Europa non si dota di un vero governo europeo, tutta la costruzione europea è destinata a crollare. Perchè se non si avanza si retrocede. E se non saremo capaci di darci un ministro europeo delle Finanze, una politica unitaria di bilancio, una politica fiscale comune, una politica sociale condivisa, l’euro non esisterà più. Perchè non potrà reggere se ciascuno rimane con la propria concezione della politica di bilancio. euronews: Quindi l’Unione europea di domani o sarâ politicamente integrata, o non sarà…? Jacques Attali: Esattamente. Altrimenti ciascuno tornerà al suo protezionismo. Che è la minaccia su scala mondiale. Se non ci metteremo sulla strada di qualcosa che somigli a un governo mondiale, si rischieranno dei protezionismi continentali. euronews: Però l’evocare questo termine, governo mondiale, continua a far paura a tanti… Jacques Attali: Certo, ed è normale, perché si tratta di qualche cosa che pare fantasmatica. Ma esiste un governo mondiale in molti settori: sulla sicurezza aerea, nel calcio, in materia bancaria, esiste già in molti campi. E sebbene ancora non ci riesca facile parlare di governo europeo, che esiste, pur restando estremamente debole, l’Europa dà al mondo una lezione. Se non saremo capaci di avere uno spazio economico, accanto allo spazio politico, sulla scala europea, non accadrà nemmeno su scala mondiale. E se lo spayio economico mondiale ne risulterà frammentato, torneremo a una grande depressione economica. euronews: Due riunioni del G20 si sono svolte dopo lo scoppio della crisi… Jacques Attali: E’ positivo che si siano riuniti. Il punto é sapere cosa accadrà tra la riunione del G20 di Londra e quella del G20 a New York, in ottobre. Se non accadrà nulla, e questo possiamo temerlo, allora sarà stata una commedia. Se, al contrario, in questo periodo si metteranno in atto tutte le indicazioni emerse a Londra – regolamentazione del sistema bancario, introduzione di meccanismi di controllo – sarà come avviare una regolamentazione a livello mondiale, che è estremamente necessaria. Ancora, serve che ciò riguardi tutto il mondo, e non solo qualche paradiso fiscale, ma tutte le grandi potenze. euronews: E quindi anche i paradisi fiscali di Stati Uniti e Cina… Jacques Attali: E della Gran Bretagna, che ha anche dei paradisi fiscali… euronews: Quindi ci sarebbe una certa ipocrisia in ciò che ci viene fatto sapere… Jacques Attali: Per il momento possiamo temere che esista il pericolo che sia tutta una commedia… euronews: Grazie per aver parlato a euronews. Jacques Attali: Grazie