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Gran Bretagna: lo scandalo dei rimborsi rischia di compromettere il voto europeo

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Gran Bretagna: lo scandalo dei rimborsi rischia di compromettere il voto europeo

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Nel regno dell’euroscetticismo le imminenti elezioni non potrebbero capitare nel momento peggiore, quando la popolazione è in piena crisi di rigetto per il mondo politico, affossato dallo scandalo dei rimborsi spese. Per le strade della capitale si respira aria ostile nei confronti dei partiti tradizionali, e Bruxelles è sempre piu’ lontana.

“Si comportano in modo vergognoso, dice una londinese; prima danno le dimissioni e noi cambiamo governo, meglio sarà. Per cui le elezioni europee sono l’ultima delle mie preoccupazioni. No, non andro’ a votare.” Già in Gran Bretagna si vota poco per le europee: nel 2005 l’astensionismo era al 61%. Quest’anno chi andrà alle urne – ancora meno dicono i sondaggi – potrebbe esprimere un voto di protesta. “L’affluenza potrebbe essere ancora meno del solito, dice Rodney Barker, docente della London School of Economics. In piu’ la gente potrebbe dire, ‘adesso gliela faccio vedere io, voto per l’opposizione, anzi per i liberaldemocratici, o magari per uno dei partiti minori.’ Ora, proprio perché sono minori e non hanno raccolto molte preferenze in passato, sono visti, sbagliando, come diversi daI partiti tradizionali.” Molto poco tradizionali sono due formazioni particolarmente anti europee, lo Ukip, o Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, conservatore a oltranza, e il BNP, il Partito Nazionale Britannico, di estrema destra. “Provo lo UKip perché sono molto delusa, dice una signora al mercato, anche se ho sempre votato conservatore e sono figlia di conservatori.” L’Europa, che con lo scandalo dei rimborsi gonfiati non c’entra, rischia comunque di farne le spese. “Se chi ha il potere in Europa è percepito un gradino piu’ alto rispetto al governo nazionale, e in piu’ sta in un luogo considerato straniero, l’Europa, Bruxelles, allora è prevedibile che lo scetticismo sia piuttosto forte”, è la conclusione dell’analista della LSE. E qui l’ingerenza delle istituzioni europee nella vita dei cittadini British è piu’ di un generico sospetto, è quasi una credenza nazionale. “Andro’ a votare, dice una venditrice ambulante, ma francamente dico, usciamo dall’Europa, stiamocene per i fatti nostri, siamo stufi marci di quel che Bruxelles ci sta facendo.” In Gran Bretagna si vota il 4 giugno. Per le strade non c‘è traccia di campagna elettorale. Ci si prepara a registrare un record negativo: la partecipazione potrebbe toccare appena il 30%.