ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Fallimento per General motors, ma non è la fine

Lettura in corso:

Fallimento per General motors, ma non è la fine

Dimensioni di testo Aa Aa

General Motors ha ufficialmente chiesto l’avvio della procedura di bancarotta pilotata prevista dal Chapter 11, presso il tribunale di New York. E ha presentato la documentazione per lo scorporo delle attività più sane. Il governo statunitense diviene proprietario del 60 per cento dell’azienda. Per farlo inietterà 50 miliardi di dollari.

Il presidente Barak Obama ha dichiarato in una conferenza stampa che con l’aiuto della task force governativa è stato stilato un piano di salvataggio che dà a questa mitica casa automobilistica americana la possibilità di rialzarsi. E’ un piano che tiene conto del mercato attuale e apre la strada a un’impresa che funziona anche se ci vorrà più tempo perchè l’economia si riprenda veramente. I creditori sono oltre 100 mila. L’azienda ha indicato di voler tagliare 21 mila posti di lavoro dei 54 mila nelle sue fabbriche statunitensi. In realtà quello che in america chiamano fallimento è piuttosto una amministrazione controllata, un passo necessario alla riorganizzazione dell’azienda. Dopo un esame della durata di uno o due mesi, si potrà decidere per la vera e prorpia liquidazione, oppure potrà nascere una nuova, più snella General Motors. E’ quello che sperano molti che lavorano per la casa automobilistica. “E’ la fine di un era, purtroppo, dice un concessionario in Virginia, ma è anche un nuovo inizio, vedremo la nascita di una nuova industria automobilistica, più forte. Credo che sia un bene”. Quello di General Motors è il terzo più vasto ricorso alla procedura fallimentare negli Usa, dopo Lehman Brothers e Worldcom. .