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Patxi Lopez: "L'Eta è prossima alla fine"

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Patxi Lopez: "L'Eta è prossima alla fine"

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Patxi Lopez è all’origine di uno straordinario evento politico nel Paese Basco spagnolo: questo socialista 49enne ha posto fine a una serie, durata trent’anni, di governi nazionalisti.

Il nuovo numero uno dell’esecutivo locale ha stipulato un accordo coi conservatori del Partito Popolare. Un alleato impensabile a livello nazionale ma possibile in questa regione spagnola segnata dal terrorismo dell’Eta, come ha raccontato a euronews Patxi Lopez nella prima intervista a una televisione internazionale dal giorno della sua nomina. euronews: Per trent’anni il palazzo di Ajuria Enea è stato la sede dei vari presidenti del Governo basco nazionalista, sino al Suo arrivo al potere. Che cosa rappresenta questo cambiamento per il Paese Basco? Patxi Lopez – Con questo cambiamento vorremmo inaugurare una nuova fase nella politica del Paese Basco, lasciandoci alle spalle l’epoca del confltto permanente, conseguenza della divisione all’interno della società basca tra nazionalisti e non. Noi puntiamo all’unità di tutti i baschi attraverso progetti condivisi. Questo significa che il governo fisserà le sue priorità secondo le esigenze dei cittadini, mettendo da parte le ossessioni di qualche dirigente politico. en: Il Partito Nazionalista Basco vi complicherà la vita visto già il tipo di opposizione che sta facendo. Denuncia che è la prima volta che la sinistra indipendentista vicina all’Eta non è rappresentata in Parlamento e che questo ha finito per favorirvi. PL – Si’, lo so. Ma sono critiche che non mi riguardano veramente perché rivelano una mancanza di cultura democratica. Mi spiego. Chi si offre come copertura, o ha un legame con un gruppo terrorista, non potrà mai fare politica, né essere rappresentato presso le istituzioni democratiche. Stessa cosa per chi finanzia o sostiene gruppi che uccidono persone di questo Paese semplicemente perché non la pensano come loro. en: Come spiega che i partiti nazionalisti, quello basco in particolare, chiedano la presenza di quei gruppi nel Parlamento basco? PL – Probabilmente perché il Partito Nazionalista Basco aveva fatto una specie di calcolo elettorale. L’hanno detto chiaro e tondo. Secondo il Pe-Ene-Uve la presenza di questi gruppi vicini all’Eta si sarebbe tradotta nel sostegno al loro candidato alla presidenza del Paese Basco. Già l’hanno fatto in passato. Bisogna che da noi l’intera classe politica rifiuti non solo la violenza ma anche le argomentazioni utilizzate da qualcuno per giustificare la violenza. en: Un altro punto che nuoce al nazionalismo è il patto per governare siglato da socialisti e conservatori del Partito Popolare, un’alleanza inconcepibile a Madrid ma diventata realtà nel Paese Basco. PL – Non so se faccia piu’ male ai nazionalisti il patto in sé, o che non abbiano digerito di non essere piu’ al governo dopo trent’anni. In ogni caso, spero si rimettano il prima possibile. Bisogna che i nazionalisti si prendano le loro responsabilità perché anche all’opposizione si puo’ lavorare bene per costruire questo Paese. Riconosco che l’accordo tra Partito Popolare e i socialisti del Paese Basco possa sorprendere. Ma la verità è che qui abbiamo molte cose in comune. Per non averla pensata come i nazionalisti siamo stati emarginati, e soprattutto i nostri due partiti vivono colla minaccia diretta dei terroristi. en: Che cosa intende cambiare in merito alla lotta contro il terrorismo basco? PL – Dobbiamo ricorrere a tutti gli strumenti dello stato di diritto per combatterlo, e coinvolgeremo la polizia autonoma basca nella lotta contro l’Eta. Le forniremo tutti gli strumenti necessari. Inoltre la giustizia dovrà intervenire con fermezza, e la cooperazione con altri paesi deve rafforzarsi, come è già il caso con la Francia. E funziona talmente bene questa collaborazione che possiamo affermare che l’Eta non è mai stata tanto debole. Nel giro di qualche mese tre dei suoi uomini al vertice sono finiti in manette – non si era mai visto! E’ anche vero che l’Eta è ancora in grado di colpire, ma da una posizione di debolezza come non era mai successo, e sapendo di aver perso: sanno che non raggiugeranno mai i loro obiettivi con la violenza. en: Ci sono stati altri momenti di debolezza per l’Eta, che hanno portato i governi conservatori e socialisti a tentare di trattare. Come Le sembra la situazione attuale? PL – L’Eta si è lasciata sfuggire la migliore opportunità della sua storia di farla finita col suo macabro corteo di morte. Il mondo della sinistra indipendentista radicale ha pure avuto la possibilità di entrare a far parte del sistema democratico ma non ha saputo coglierla. Adesso sta a loro esprimersi e decidere quel che vogliono davvero. en: Recentemente il segretario del Partito Socialista del Paese Basco si è detto sicuro che entro due anni la questione del terrorismo sarà risolta. Ne condivide l’ottimismo? PL – Non fisserei alcuna data, ma Jesus Eguiguren la pensa come me. Con l’Eta cosi’ indebolita, se riusciamo a essere ancora piu’ efficaci è prevedibile che loro stessi comprendano che non hanno futuro, e dunque finiscano per scomparire. E se noi non lasceremo loro alcuno spazio per darsi degli argomenti che giustifichino la violenza, l’Eta non avrà la possibilità di darsi dei successori. Credo che la sua fine si avvicini. en: Lei ha percorso tutte le tappe sino a diventare il numero uno del governo basco. Come affronta una pressione del genere? PL – La pressione della minaccia terrorista? Se dicessi che si finisce per abituarcisi mentirei. Nessuno puo’ abituarsi a cambiare vita cosi’ radicalmente, a non poter dare appuntamento agli amici nello stesso bar, o a non poter andare negli stessi posti colla moglie. E’ un cambiamento brutale, ma questo non deve bloccarti. Se la paura ti paralizza non puoi piu’ far niente. L’unica cosa che puoi fare è essere consapevole con ancora piu’ determinazione che bisogna trovare una soluzione al conflitto. en: Uno dei timori piu’ ricorrenti dei nazionalisti è che il potere decisionale si sposti adesso verso Madrid. PL: Lo so, ma è solo uno slogan in quanto noi, socialisti baschi, abbiamo dimostrato di saper difendere altrettanto se non meglio di chiunque altro gli interessi dei cittadini baschi nel Paese Basco. Contrariamente ai nazionalisti, non cerchiamo lo scontro pretestuoso col governo spagnolo per dare piu’ importanza al Paese Basco o al governo basco. La nostra strategia è diversa. Collaborare giova a tutti, il conflitto non fa bene a nessuno. Per cui noi difenderemo gli interessi dei baschi aprendoci pero’ agli altri.