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Sri Lanka: finita davvero la guerra civile?

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Sri Lanka: finita davvero la guerra civile?

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Vinta la guerriglia adesso bisognerà conquistare la pace.

Lo Sri Lanka, coi suoi venti milioni di abitanti, destina il 4% del suo PIL all’esercito. Questo la dice lunga sulle conseguenze della guerra civile per l’economia singalese. Ufficialmente il conflitto, che ha fatto circa settantamila vittime, inizia nell’83, ma le prime violenze si registrano già 37 anni fa. invece a diversi anni prima le tensioni tra la maggioranza singalese, buddista, e la minoranza tamil, indu’ – il 15% della popolazione. Dopo l’indipendenza, nel ’48, i singalesi, sostenuti dalla Gran Bretagna, ex potenza coloniale, impongono la propria lingua e religione. I tamil sono sempre piu’ emarginati, spinti a nord e a est, verso le zone controllate dalla guerriglia. E’ qui che le Tigri Tamil hanno le loro roccaforti. Tre anni fa arrivano sino a controllare un terzo dell’isola: nelle loro intenzioni è il territorio che dovrebbe diventare il loro stato indipendente. Anche se in questi ultimi anni si tratta per trovare un compromesso. E’ la Norvegia a mediare. Si parla di uno stato federale, ma né le Tigri né il presidente singalese Rajapakse sono granché disposti a cedere. Questi è eletto nel 2005 col sostegno, paradossalmente, dei separatisti; il rivale è infatti un moderato che punta alla riconciliazione e all’adozione di un sistema federale. Minacce e intimidazioni finiscono per far eleggere colui che non avrebbe mai realizzato il sogno dei tàmil, la nascita di uno stato indipendente. Rajapakse è dunque il nemico ideale, da combattere sino alla morte. A costo di reclutare bambini soldato, e di utilizzare i civili come scudi umani. Civili sempre piu’ emarginati, ostacolati nella libertà di movimento, visti dai non tàmil come potenziali kamikaze. Per la minoranza la sola alternativa alla lotta armata è stata l’esilio. Ma domani che ne sarà dei giovani che ingrossavano le file della guerriglia? la società singalese offrirà loro un’alternativa alla disoccupazione? La disfatta delle Tigri rischia dunque di incrementare la diaspora tamil, in India, nel Tamil Nadu, ma anche in Europa, Gran Bretagna e Francia soprattutto. Col pericolo che la comunità tamil metta radici, estremiste, altrove.