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I sostenitori di Aung San Suu Kyi manifestano davanti alla sede del processo

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I sostenitori di Aung San Suu Kyi manifestano davanti alla sede del processo

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Centinaia di sostenitori di Aung San Suu Kyi si sono riuniti a Yangon, dove si è aperto il processo alla leader dell’opposizione democratica birmana. Il premio Nobel per la pace rischia fino a cinque anni di prigione, mentre l’Unione europea pensa a un inasprimento delle sanzioni contro la giunta militare del Myanmar. Un processo che si svolge a porte chiuse e con imponenti misure di sicurezza.

Aung San Suu Kyi deve rispondere per non avere rispettato, secondo l’accusa, le condizioni degli arresti domiciliari, che avrebbero dovuto terminare il 27 maggio. Per molti, una mossa volta a impedire la partecipazione della donna alle elezioni promesse dalla giunta per il prossimo anno. Da Bruxelles, a margine di una riunione dei ministeri degli Esteri dei Ventisette, il capo della diplomazia europea Xavier Solana ha parlato della possibilità di ulteriori sanzioni contro il Myanmar. Opzione però non appoggiata dalla Commissione. Il commissario europeo alle Relazioni Esterne Benita Ferrero-Waldner ha detto: “Non credo che inasprire sanzioni porterà a molto. Occorre, credo, rinforzare il dialogo con tutti i Paesi vicini e di sicuro chiedere al governo di rilasciare Aung San Suu Kyi e non incarcerarla”. L’ex Birmania è già oggetto di sanzioni, a partire dal divieto di vendita di armi e non solo da parte di Bruxelles. Alle elezioni del 1990 Aung San Suu Kyi aveva ottenuto una schiacciante vittoria, poi invalidata dalla giunta militare che governa l’ex Birmania dal 1962.