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A Mosca l'Eurovisione delle polemiche

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A Mosca l'Eurovisione delle polemiche

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Paillettes, stravaganze e un budget milionario, ma non solo. La finale del Festival dell’Eurovisione a Mosca che sabato potrebbe attirare milioni di telespettatori quest’anno ha anche forti implicazioni politiche e sociali.

A partire dalla Georgia, reduce dalla guerra della scorsa estate con la Russia, che si è ritirata dal concorso a causa delle richieste degli organizzatori. Questi volevano che fosse modificata la canzone costruita su un gioco di parole anti-Putin. Una cantante ucraina a rappresentare la Russia. La scelta non è piaciuta ai nazionalisti russi, l’Ucraina è un altro Paese che non vanta buoni rapporti on Mosca. Ma è soprattutto la sfilata del Gay Pride al centro delle polemiche, il gruppo olandese De Toppers ha minacciato di boicottare l’evento nel caso in cui il corteo, previsto nello stesso giorno della finale dell’Eurovisione, venisse vietato. “Vogliamo essere positivi, “Shine” è il titolo della nostra canzone, vogliamo portarla in Europa e anche in Russia”, ha detto uno dei cantanti. “Il messaggio della canzone è indirizzato in particolare alla Russia ed è questo: rispettiamoci l’un l’altro, senza distinzione di religione, razza, origine o orientamento sessuale”. Ma c‘è a chi questa sfilata non va giù: nel 2007 come era accaduto nel 2006 tutti i cortei sono degenerati in scontri tra nazionalisti e manifestanti. Per gli organizzatori l’ennesima doccia fredda: il sindaco di Mosca ha vietato la sfilata del Gay Pride prevista per sabato. E i Toppers sono stati eliminati. Un’altra polemica riguarda Israele: a cantare in sua rappresentanza assieme a Noa per la prima volta è un’araba israeliana Mira Awad. La comunità araba non ha apprezzato, l’annuncio è stato fatto a dicembre, all’indomani del lancio dell’operazione israeliana nella Striscia di Gaza.