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Intervista a Maria de Medeiros

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Intervista a Maria de Medeiros

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Parigi è la sua casa ma Maria de Medeiros è davvero un’attrice e regista europea. Nata a Lisbona, fino alla rivoluzione dei garofani emigra in Austria con la famiglia, sua madre è giornalista e suo padre direttore d’orchestra e compositore. Tornata in Portogallo, sale sulla scena appena adolescente e colleziona ruoli prestigiosi, in film francesi, statunitensi – il più famoso, Pulp fiction – e portoghesi.

In tutti i sensi, una cittadina dell’Europa… MARIA DE MEDEIROS: Effettivamente mi sento cittadina europea, e devo ringraziare i miei genitori di avermi educato a questa prospettiva europea. Da bambina vivevo in Austria e soesso tornavamo in Portogallo in auto, per le vacanze. Mi sono abituata a fare questa traversata dell’Europa. Si passava per l’Italia, la Francia, la Spagna, il Portogallo. Ogni volta, un cambio di lingua e di cultura. Mia madre è sempre stata portata per le lingue, così ogni volta che passavamo una frontiera cambiavamo automaticamente idioma. E’ stata un’ottima scuola. Sono cresciuta con quest’idea, di essere, in fondo, cittadina europea… EURONEWS Cosa rappresenta per lei l’Europa? M L’Europa è un’idea molto ambiziosa, un concetto molto idealista che mi appassiona. Consiste nel trovare l’unità nella diversità estrema, in una lunga storia comune, spesso fatta di conflitti, ma che ci unisce, in una grande ricchezza culturale, linguistica e artistica. E’ un progetto formidabile. E Ha debuttato al cinema a quidnici anni, in Silvestre di Joao Cesar Monteiro. Ma è stato il film Henry e June di Philip Kaufmann, tratto dal libro di Anais Nin, che l’ha fatta conoscere al grande pubblico internazionale Dall’altra parte della telecamera, ha realizzato vari cortometraggi e lungometraggi, tra cui “Capitani di aprile”, un omaggio alla rivoluzione dei garofani. M “Fare Capitani di aprile, per me, fu un progetto di vita. Ci volle molto tempo, cominciai a lavorarci quando avevo 21 anni. Mi sono resa conto che è stato un’enorme privilegio essere testimone da bambina della rivoluzione e dell’instaurazione diuna vera democrazia. Dico vera perchè alla televisione ci hanno abituato a credere che le democrazie si instaurano a forza di bombe, uccidendo la popolazione civile..invece, non è così che si diventa democratici, il Portogallo ha dato una lezione al mondo, mostrando come si più arrivare alla democrazia per via pacifista, umanista. EURONEWS Oltre all cinema, una carriera musicale. Dopo “A little more blue”, sta preparando il secondo album da solista. Ha anche partecipato alle incisioni del tributo al compositore italiano Nino Rota. Il cantante Mauro Gioia, con il quale ha lavorato a questo progetto, la descrive come una donna impegnata, tra la rivoluzionaria e l’infantile. Si identifica in questa descrizione? MARIA (Ride) Si, perchè trovo che nella rivoluzione ci sia un’idealismo che non deve andare perduto. Qualcosa che si avvicina all’infanzia, nel senso che si spera sempre che le cose cambino, c‘è la voglia di ripensare il mondo… c‘è un’energia, nella rivoluzione. D’altra parte la rivoluzione dei garofani, e questo fatto mi ha sempre affascinato, è stata portata avanti da persone molto giovani, che all’epoca avevano trent’anni, che avevano già vissuto momenti importanti e difficili, ma che avevano questa energia, questa speranza nel futuro, che si ha quando si è giovani. Ecco, in questo senso per me la rivoluzione è legata alla gioventù, alla speranza. EURONEWS Quale è stata la sua esperienza di attrice, negli Stati Uniti? MARIA Non sono cresciuta con il sogno americano. Non ero neppure destinata a diventare attrice. Certo, adoravo Bettie Davis e il cinema americano.. ma non sono scresciuta con questi attori o con i divi del rock qnd roll come idoli. Mi sono sempre considerata più europea. Certamente, ogni volta che sono stata chiamata a fare un film oltreoceano, ho fatto i salti di gioia. Ma è stata una parte dell’esperienza europea. Tutti i registi americani con i quali ho lavorato sono venuti a cercarmi in Europa. Non ho mai vissuto a Hollywood ne ho mai cercato di fare carriera in California. Sono un animale urbano, mi piace la città, andare a teatro, al cinema, a un concerto. Parigi è una città dura. Certo, se c‘é il sole, come oggi, è meglio, ma la vita quotidiana è dura. Eppure in tutti questi anni Parigi ha sempre attratto gli artisti perchè l’offerta culturale è enorme e poi la città sostiene la produzione culturale un po’ a tutti i livelli. Questi aiuti però oggi sono in pericolo, ma non è questo. Parigi ci attira perchè per molti anni é stato possibile fare arte. E spero che continui così. Grazie per questa intervista. La portà ritrovare nella sua integralità anche sul nostro sito web tagURLhttp://www.euronews.net