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Pakistan, paese chiave per gli Usa nella lotta contro i taliban

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Pakistan, paese chiave per gli Usa nella lotta contro i taliban

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Il Pakistan è diventato l’elemento imprescindibile per Obama se vuole vincere la guerra in Afghanistan. Ma l’alleato nella lotta al terrorismo dopo l’11/9 è oggi in fase di progressiva islamizzazione, anzi “talibanizzazione”. Per questo, se si vuole stabilizzare l’Afghanistan, bisogna rimettere ordine in Pakistan. E’ la strategia della Casa Bianca.

Ottenere la piena collaborazione del Paese non è facile, occorre evitare che la popolazione volti le spalle al regime. “Il Presidente Zardari,dice un cittadino della capitale, dovrebbe spiegare a Obama che non siamo un giocattolo nelle mani dell’America. Dobbiamo noi decidere, con la nostra testa.” Islamabad ha fatto spesso di testa sua. Ha deciso, per esempio, di instaurare la sharia, la legge coranica, nella valle di Swat, roccaforte dei taliban nel nordovest del Paese, in cambio del cessate il fuoco. Accordo non rispettato. E in piu’ Washington si è fatta ancora piu’ diffidente nei confronti di Islamabad. “Gli Stati Uniti, dice l’analista Malou Innocent, non posseggono tutti gli strumenti in grado di avere un impatto sull’Afghanistan e il Pakistan. Il fulcro del problema è che il Pakistan si sente ancora minacciato dall’India, non dai ribelli interni al Paese, e sinché non cambierà questa situazione non credo che assisteremo a dei veri cambiamenti nel Paese.” Washington ha effettivamente difficoltà a convincere Islamabad del pericolo terrorista e della necessità di risolvere la questione dei ribelli taliban su entrambi i lati della frontiera. E soprattutto che l’assetto geografico impone la collaborazione tra Pakistan e Afghanistan. Nonostante i due paesi condividano una lunga storia di sospetti e diffidenza, gli Usa hanno bisogno che trovino un modus operandi comune di fronte alla minaccia terroristica – è questa la posta in gioco al vertice di Washington. Ci sono poi le scelte che spiazzano, come quella di Karzai di designare come vice sulla lista per le presidenziali di agosto un personaggio accusato di crimini di guerra e di corruzione. E questo fa dubitare della reale intenzione del Paese di chiudere davvero col passato e trovare finalmente stabilità.