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Lavrov: lo scudo antimissile in funzione antirussa

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Lavrov: lo scudo antimissile in funzione antirussa

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Sergey Lavrov è nato a Mosca 69 anni fa, da una famiglia di origine armeno-georgiana. Diplomatico di carriera, calciatore, poeta e musicista nelle ore libere, Lavrov ricopre l’incarico di ministro degli esteri russo dal 2004. Uno dei suoi obiettivi principali, quest’anno, è il rinnovo del trattato russo-statunitense sul disarmo strategico, lo START I. Rinnovo che dovrebbe essere firmato entro la fine dell’anno.

euronews: Ministro Lavrov, benvenuto su euronews. Sergey Lavrov: Grazie, il piacere è tutto mio. euronews: Un mese fa, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto a Praga che sicuramente entro la fine dell’anno Mosca e Washington firmeranno un nuovo accordo per sostituire lo START I che arriva a termine. Crede che sarà possibile riuscirci nei tempi previsti? E, in questo contesto, la Russia come considera il progetto americano di scudo anti-missile in Polonia e in Repubblica Ceca? S. Lavrov: Il mio giudizio si basa sulle dichiarazioni rilasciate dal presidente russo Medvedev e dal presidente americano Obama quando si sono incontrati il primo aprile, a Londra, per il loro primo mini vertice, durante il quale hanno raggiunto un accordo sulle grandi linee direttrici. Ora spetta alle delegazioni di entrambi i paesi lavorare sul testo per fare il possibile affinché si raggiunga un accordo entro la fine dell’anno, quando lo START I arriverà a termine. Le bozze preliminari dovranno essere presentate in luglio, quando il presidente Obama visiterà la Federazione Russa. Importante, durante i colloqui, sarà capire chiaramente quale sia la posizione americana. Sono a Washington il 7 maggio, per incontrare i miei colleghi americani. Ovviamente dobbiamo fare di tutto per essere sicuri di portare a buon fine il compito affidatoci dai due presidenti. Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda sulla messa in funzione di un terzo scudo antimissile in Europa: nella dichiarazione sulle relazioni bilaterali, il primo aprile a Londra, entrambi i presidenti hanno chiesto ai rispettivi governi di esaminare il rapporto fra le armi strategiche offensive e quelle difensive. Tutti gli accordi fra la Russia e gli Stati Uniti e fra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti che sono stati fatti fino ad ora, prendono origine dal Trattato anti missili balistici, il trattato ABM. Da quando gli Stati Uniti si sono ritirati da questo trattato, l’interazione è venuta meno. Ora, a Londra, entrambi i leaders hanno stabilito che tale correlazione deve essere riconsiderata. euronews: Gli Stati Uniti dicono che se il problema nucleare iraniano verrà risolto non ci sarà bisogno di uno scudo antimissile in Europa. Perché la Russia rifiuta di vedere questa connessione? S. Lavrov: La risposta più franca e diretta è: perché il terzo scudo antimissile, per il modo in cui è concepito, non ha niente a che vedere con il programma nucleare iraniano. E’ diretto contro le forze strategiche russe dispiegate nella parte europea della Federazione Russa. Siamo molto franchi su questo con i nosti colleghi americani e speriamo che i nostri argomenti siano acoltati. Del resto, questa nostra lettura non è stata contraddetta da alcuna obiezione tecnica, finora. Il programma nucleare iraniano è una questione a parte. Noi la trattiamo applicando il principio della prevenzione della diffusione delle armi di distruzione di massa. L’AIEA ha chiarito le problematiche che sono apparse riguardo allo sforzo nucleare iraniano negli ultimi anni e, per sgombrare il campo da ogni timore, vogliamo ristabilire la fiducia rispetto al programma nucleare iraniano e accertare i suoi obiettivi pacifici. Dopo di ché tutte le questioni saranno sul tappeto e le posizioni russe, statunitensi, cinesi e europee sono che quando sarà stabilita la fiducia nella natura pacifica del programma nucleare iraniano, l’Iran riconquisterà tutti i diritti che hanno i paesi non nuclearizzati che aderiscono al Trattato per la non proliferazione delle armi di distruzione di massa. euronews: Singnor Ministro, per lungo tempo il fattore Cecenia ha danneggiato l’immagine della Russia in Europa. Adesso potremmo dire lo stesso per l’Abkhazia e l’Ossezia del sud. Sono un problema per le relazioni fra la Russia e la NATO? Potrebbe essere stato uno sbaglio o potrebbe essere arrivato troppo presto il riconoscimento dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud? S. Lavrov: Il fattore Cecenia è stato montato artificiosamente per danneggiare le relazioni fra la Russia e l’Occidente. Era un nostro problema e questo problema è stato creato contro di noi dalle forze del terrorismo internazionale, un fatto, questo,che è ammesso da molti. Ora per fortuna, la situazione è completamente differente, è tornata la pace, benché atti di terrorismo ancora avvengano, in Cecenia come in altre repubbliche nord-caucasiche. Ma io sono convinto che i popoli di queste repubbliche, i russi che vivono là, abbiano fatto la scelta giusta. Rispetto all’Abkhazia e all’Ossezia del sud, vede, la Russia le ha riconosciute come repubbliche indipendenti non per fare un certo gioco geopolitico. Abbiamo interferito nella situazione frenando l’aggressione georgiana non per guadagnare punti geopolitici, ma soltanto per salvare vite umane, per portare sicurezza e garantire la sopravvivenza stessa della popolazione dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia. E le azioni che compiamo adesso pongono l’accento senza ambiguità sulla nostra piena determinazione a non permettere mai più che si riproduca una situazione quale quella che il presidente georgiano creò nella notte dell’8 agosto dell’anno scorso. euronews: Come commenta le rivelazioni dalla Georgia su uno sventato colpo di stato? S. Lavrov: Ah, ne ho sentito parlare. Penso si sia trattato di un’altra provocazione giunta in concomitanza con le esercitazioni militari NATO che si svolgono in territorio georgiano a partire dal 6 maggio, malgrado gli avvertimenti russi. Se l’obiettivo era quello di coinvolgere, nel conflitto provocato dalle dichiarazioni del governo georgiano, altri partecipanti alle manovre, ciò prova che avevamo totalmente ragione quando li mettevamo in guardia dal prendere parte a queste esercitazioni che non fanno altro che aumentare la tensione. euronews: La mia ultima domanda è personale. Le piace la poesia, le piace cantare accompagnandosi con la chitarra e fare rafting. Questi passatempi l’aiutano nel suo servizio diplomatico? S. Lavrov: Non si dimentichi il calcio… Sì, i miei hobbies mi aiutano perché mi permettono di staccare dal lavoro. Ma a dire la verità, ho molto poco tempo libero. L’unica consolazione è che il mio lavoro è superinteressante. Ci metto tantissimo impegno, e spero che anche i partners con i quali sono chiamato ad affrontare e risolvere diverse questioni, capiscano che insieme facciamo un lavoro molto importante.