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Crisi economica, febbre suina, e consensi alle stelle: Barack Obama festeggia i suoi 100 giorni da Presidente

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Crisi economica, febbre suina, e consensi alle stelle: Barack Obama festeggia i suoi 100 giorni da Presidente

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Barack Obama taglia il traguardo dei suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca, 100 giorni caratterizzati da un profondo cambiamento nelle politiche del Paese. Obama eredita una situazione catastrofica: un’America in profonda crisi come non accadeva dal 1930. Il 17 febbraio il presidente firma il piano di stimolo economico da 787 miliradi di dollari.

“ Il piano di rilancio è l’inizio della fine della recessione, pemetterà di creare nuovi posti di lavoro, darà le basi di una nuova economia e sarà l’inizio di un quel processo che porterà alla soluzione dei problemi”. Per Obama è il più grande investimento che sia mai stato fatto nella storia americana: un pacchetto di aiuti che punta a favorire istruzione, energia pulita, a rilanciare la fiducia dei consumatori. Basti pensare i quasi 300 miliardi di dollari di tagli fiscali per le imprese. E anche se la recessione continua a pesare gli americani non perdono la speranza come fa notare questo californiano: “ Penso che tutto sommato il piano di rilancio darà prima o poi i suoi frutti. Dobbiamo solo aspettare e vedere che cosà succederà, se l’economia riuscirà a ripartire”. Intanto la fiducia nei confronti di Obama continua a salire: gli ultimi sondaggi dicono che il 63% degli americani si fida di lui ma non vuole essere deluso. Dopo i consensi e gli applaudi il presidente americano ora deve manentere le promesse fatte e non deludere i suoi elettori: “ Mi piacere che Obama facesse qualcosa in piu’ per la sanità, dice questo dentista di New York, vorrei che guadagnasse ancora piu’ consensi. Ma in fondo è alla guida del Paese da poco piu’ di 3 mesi. Diamogli tempo”. Non solo crisi economia. Obama ha infatti ereditato anche uno scenario complicato in fatto di politica estera. In 100 giorni Obama ha teso la mano all’Iran, ha riavviato i deteriorati rapporti con Mosca e ha demolito la dottrina di Bush stabilendo che nella guerra al terrorismo il vero fronte non è l’Iraq ma il Pakistan e l’Afghanistan dove occorre inviare piu’ soldati. “ Ecco perchè, ha dichiarato Obama, dal 31 agosto 2010 la nostra missione in Iraq terminerà, tutti nostri soldati ancora presenti nel paese torneranno a casa”. La rivoluzione di Obama mira a ricostruire una nuova immagine dell’America lontana da quella di Bush e piu’ vicina al dialogo tra popoli. E anche per questo il presidente lo scorso 22 gennaio ha firmato per l’avvio dell’iter per la chiusura del controverso carcere di Guantanamo entro un anno. Con la firma dell’ordine arrivano anche restrizioni sui metodi di interrogatori della Cia: niente piu’ torture o interrogatori che non sono previsti dal Pentagono. Obama ha iniziato il centesimo giorno della sua presidenza con lo stesso ritmo vertiginoso che ha caratterizzato finora il suo mandato: un’emergenza sanitaria da risovere quella dell’influenza suina, il Pil che si è contratto per il terzo trimestre consecutivo e un piccolo regalo il cambio di partito del senatore repubblicano Arlen Specter.