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Dal Messico al Canada, i timori per l'influenza

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Dal Messico al Canada, i timori per l'influenza

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Per il Messico si profilano tempi duri. Dopo la chiusura di scuole, asili nido, lo stop agli eventi pubblici, ora si sta pensando all’eventuale fermo delle attività economiche nella capitale. Le ripercussioni, di certo, saranno pesanti, sul turismo, sull’economia, con Cina e Russia che hanno già vietato l’importazione di carni suine.

L’influenza si può curare e gli antivirali a disposizione sono parecchi. Ma le rassicurazioni del Presidente messicano Felipe Calderon, per chi ormai non si fida più a girare senza mascherina, forse non bastano: “Indosso una mascherina da chirurgo – dice un abitante di Città del Messico – cerco di lavarmi le mani ogni volta che posso, abbiamo disinfettato e pulito la casa perché siamo preoccupati”. Negli Stati Uniti, l’ondata virale irrompe nel percorso di Barack Obama, concentrato a risolvere i pesanti grattacapi legati alla crisi economica: “Stiamo monitorando la situazione da vicino – ha detto il Presidente Usa. Ovviamente tutto questo è causa di preoccupazione e richiede uno stato di allerta più elevato del solito. Ma non è causa di allarme. Il Dipartimento competente ha dichiarato che questa è un’emergenza sanitaria pubblica come precauzione per assicurare una risposta veloce ed efficace”. A sud il Messico, a nord il Canada: il terzo Paese a segnalare casi di sospetto contagio. Le autorità sanitarie dicono che i casi rilevati non sono gravi. Qualche messicano è in Canada per la luna di miele, ma teme un rientro amaro: “Siamo preoccupati per quando rientreremo – racconta la neo sposa. Rientreremo tra sei giorni e non sappiamo quanto grave sarà la situazione”. Il ministero della Sanità canadese ha attuato dispositivi di allerta per le autorità di frontiera.