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Città del Messico in stato di assedio

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Città del Messico in stato di assedio

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L’influenza suina paralizza Città del Messico. In quest’ultima domenica di aprile una delle più grandi capitali del mondo si ferma per paura del contagio. Chi ancora si sposta lo fa utilizzando mascherine per proteggersi. Sospesi gli eventi pubblici, chiusi quasi tutti i ristoranti, partite di calcio a porte chiuse, niente messa, nel secondo Paese al mondo, dopo il Brasile, per numero di fedeli cattolici.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, invita tutti gli Stati a vigilare. Il Presidente messicano Felipe Calderon rassicura: “Poiché si tratta di un nuovo virus, è fondamentale prevenire la pandemia, ma c‘è una cura. Lo si può guarire, può essere curato e abbiamo a disposizione farmaci in grande quantità”. Il governo ha a disposizione 1 milione di dosi di farmaci antivirali, ma un vaccino ad hoc non esiste, e potrebbero volerci mesi per prepararlo. I casi di morte accertata sono già 20, più di 60 quelli assai sospetti. Oltre 1300 le persone sotto osservazione. Tanti cittadini fanno scorta al supermercato. Molti, in una capitale di 20 milioni di persone, hanno paura: “E’ una cosa di cui preoccuparsi – dice una donna – e mi auguro che si ritorni alla normalità”. L’aeroporto di Città del Messico resta aperto, ma è presidiato da equipe mediche. L’allarme rimbalza in tutto il mondo. Dieci liceali neozelandesi di rientro dal Messico sono probabilmente stati contagiati.