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L'Islanda comincia a votare

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L'Islanda comincia a votare

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E’ cominciata la giornata elettorale in Islanda. 228 mila elettori sono chiamati a scegliere i 63 deputati del parlamento. Elezioni anticipate, rese necessarie dalla caduta del precedente esecutivo conservatore, ritenuto il principale responsabile della grave crisi economica in cui è precipitato il paese.

Per la prima volta dal dopoguerra, una coalizione di centrosinistra potrebbe conquistare la maggioranza assoluta. I sondaggi pre-elettorali prevedono una vittoria schiacciante del partito socialdemocratico dell’attuale premier a interim: Johanna Sigurdardottir. Veterana della politica, tre voltre presidente del parlamento, ex hostess e omosessuale dichiarata, Sigurdardottir intende portare l’Islanda nell’Unione Europea e adottare l’euro. La sua formazione secondo i sondaggi potrebbe raggiungere il 30% dei voti, i verdi, loro alleati, potrebbero raccogliere oltre il 26%. Atmosfera ben diversa tra i conservatori: il partito di indipendenza, al potere dal 1991, è dato al 23%, ben al di sotto del suo minimo storico, il 27% del 1987. Sono i fautori della liberalizzazione del settore bancario, all’origine del boom economico degli anni Novanta, che ha poi portato sul lastrico il paese ai primi segni della crisi bancaria internazionale. Dall’autunno scorso la corona islandese è precipitata, i cantieri si sono fermati, la disoccupazione, prima inesistente, ha ragginto il 9%