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Hervé Morin, ministro della Difesa francese

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Hervé Morin, ministro della Difesa francese

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“Bisogna fare uno sforzo per la ricostruzione dello Stato somalo. Quando un pescatore guadagna un dollaro al giorno, la tentazione di lanciarsi in atti di pirateria, è forte”. Proprio nel momento in cui la Francia è rientrata a far parte del comando militare della Nato, abbiamo incontrato il ministro francese alla Difesa, Hervé Morin. Molti gli stimoli per un confronto: il rapporto di Parigi con l’Alleanza atlantica, la Difesa europea, la lotta contro la pirateria…

euronews: Benvenuto a euronews… Hervé Morin: Buongiorno…… euronews: In questi mesi i pirati hanno moltiplicato i loro attacchi al largo della Somalia. La missione europea Atalanta dispone di 8 navi con cui deve sorvegliare 2 milioni di Km quadrati. Sono sufficienti? Hervé Morin: Bisogna ricordare che sono stati gli europei, con Francia e Spagna in testa, ad aver avuto l’iniziativa di far partire questa grande operazione, la prima operazione navale su vasta scala a livello europeo, una bella operazione anche come simbolo di costruzione europea, dato che è comandata da un ammiraglio britannico dal quartier generale britannico. Proprio quei britannici che sono accusati di non volere la Difesa europea, sono loro a comandare l’operazione navale Atalanta. E gli europei, a partire da questa operazione, hanno convinto i britannici a farne parte e addirittura a comandare un’operazione che oggi comprende l’Alleanza atlantica, i mezzi militari dell’Alleanza e della Nato, ma anche i mezzi navali di altri paesi. euronews: sono 20 mila le navi da sorvegliare……. Hervé Morin: certo, 20 mila navi da sorvegliare, è chiaro che anche se sventiamo un gran numero di attacchi dei pirati, non siamo in grado di garantire la totale sicurezza della zona. euronews: L’Unione europea ha promesso di sbloccare 60 milioni di euro per aiutare la Somalia a reintrodurre uno stato di diritto. É questa la chiave per risolvere il problema? Hervé Morin: Avete ragione. Stiamo valutando le conseguenze piú che le cause. La causa principale è il crollo dello stato somalo e l’assenza delle sue istituzioni. euronews: e la povertà…… Hervé Morin: è evidente che quando un pescatore guadagna un dollaro al giorno, la tentazione di lanciarsi in atti di pirateria è forte. Atti di pirateria che sono organizzati nell’ambito di vere e proprie reti mafiose. É evidente che bisogna fare uno sforzo per la ricostruzione dello stato somalo e permettetemi di dire al riguardo che la Francia parteciperà alla formazione dei primi militari somali, che si realizzerà nella nostra base di Gibuti euronews: Un terreno nel quale le grandi potenze si sono impantanate è l’Afghanistan. Da 8 anni la Nato è in Afghanistan e i taleban pare occupino attualmente il 72% del territorio. Come pensate si possa uscire da questa crisi che si ha l’impressione non finisca mai? Hervé Morin: Puntiamo il dito sulle cose che non funzionano, ma ci dimentichiamo dei progressi compiuti in molti campi. Oggi 6 milioni di bambini vanno a scuola, bambine comprese, migliaia di chilometri di strade sono stati realizzati, oggi il 60-70% degli afgani hanno accesso alle cure, tutto grazie agli sforzi della comunità internazionale. Non basta ancora. Quello che dobbiamo fare è permettere all’Afghanistan di governarsi da solo. Ha bisogno di un esercito, di una polizia, una Giustizia e delle istituzioni. Stiamo facendo da anni uno sforzo per la formazione dell’esercito, e sta funzionando, l’esercito afgano sta prendendo corpo, invece sulla polizia siamo in grave ritardo, da qui lo sforzo che gli europei vogliono fare per permettere alla polizia afgana di rafforzarsi. euronews: Nicolas Sarkozy ha detto: “Se la Francia vuole trasformare l’Europa in una Federazione, deve essere amica degli Stati Uniti”. La Francia ora è rientrata a far parte del comando militare della Nato, questo reintegro rischia di ridurre la sua influenza diplomatica? Hervé Morin: Riconoscerà anche Lei che eravamo in una situazione curiosa. Inviamo dei militari in seno alle forze della Nato dal 1995. Partecipiamo a tutte le operazioni militari della Nato. Facciamo correre dei rischi ai nostri militari, per esempio in Afghanistan, nell’ambito di un’operazione della Nato. E al tempo stesso ci rifiutiamo di far parte degli stati maggiori e dei comitati che definiscono il tipo di missioni che la Nato organizza. Era una contraddizione piuttosto curiosa. euronews: Allo stesso tempo la Francia all’interno della Nato ha da sempre la reputazione di dire ad alta voce quello che gli altri sussurrano. Continuerete a parlare chiaro? Hervé Morin: Perchè dovrebbe impedirci di parlare chiaro? al contrario….. euronews: la Francia sarà obbligata ad allinearsi agli americani? Hervé Morin: Perchè dovremmo allinearci agli americani? euronews: Perchè si dice sempre che la Nato sia uno strumento degli americani….. Hervé Morin: Siamo membri dell’Alleanza atlantica dal 1949. Abbiamo partecipato a 38 missioni su 40. Il capo di stato maggiore delle forze armate partecipa all’organizzazione delle missioni militari da 10 anni. Partecipiamo alle forze di riserva strategica dal 1999, partecipiamo alle forze di reazione rapida della Nato dal 2003 e tutto ció non ci ha impedito di opporci agli americani per esempio l’anno scorso, quando, insieme ai tedeschi, ci siamo opposti all’integrazione dell’Ucraina e della Georgia nella Nato. euronews: Con il pieno reintegro nella Nato, la Francia spera di ottenere il sostegno degli Stati Uniti alla politica europea di difesa? Hervé Morin: Quando sono stato nominato ministro della Difesa e ho intrattenuto le prime conversazioni con il mio omologo americano, l’Europa della Difesa era vista negli Stati Uniti, come nella maggior parte dei paesi europei, come un’idea francese pensata per indebolire all’Alleanza atlantica o che rischiava di indebolire l’Alleanza atlantica. In qualche modo si accusava la Francia di non giocare a carte scoperte. Oggi avete sentito tutti le dichiarazioni di Obama sulla necessità di una Difesa europea. Le stesse cose le diceva ieri George Bush. Oggi i tedeschi, per lungo tempo reticenti a creare un centro di comando e di pianificazione europeo, lo accettano. Oggi i britannici comandano un’operazione europea, Atalanta, e quindi l’Europa della Difesa è considerata come uno strumento che permette agli europei di avere una capacità militare autonoma, senza che ció sia percepito come un rischio di indebolire l’Alleanza atlantica. É questo l’approccio francese, la complementarietà tra l’Europa della Difesa e l’Alleanza atlantica. euronews: La Difesa europea, nonostante tutto, si è sviluppata poco, dalla sua nascita 11 anni fa. Continua a essere molto dipendente dalle intenzioni di ciascun stato membro, l’abbiamo visto con l’Iraq come fossero divisi gli europei. É possibile una Difesa europea senza una politica comune? Hervé Morin: Quando si parla della Difesa europea s’intende la mutualità e una capacità militare autonoma. E questa capacità militare autonoma è ancora insufficiente, l’ammetto, ha fatto progressi importanti durante la presidenza francese, ma dipende da una volontà che è la volontà di finanziamento degli europei, bisogna cioè mettere a disposizione i mezzi economici per garantire la Difesa. euronews: Siamo a poco piú di un mese dalle elezioni europee. Lei è il leader del partito di centro-destra “Nuovo centro”. Gli ultimi sondaggi dicono che il 66% degli europei non andrà a votare. Di chi è la colpa? Hervé Morin: Quando si eleggono dei rappresentanti al Parlamento europeo, si ha l’impressione di eleggere uomini e donne che non saranno mai in grado di orientare la politica europea. Credo ci sia bisogno di un sistema elettorale che preveda delle liste europee, chiare, che permetta di scegliere una maggioranza e una opposizione, perchè il Parlamento europeo ha molto potere, più o meno quanto ne ha quello francese.