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Si chiude con buoni auspici il Vertice delle Americhe

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Si chiude con buoni auspici il Vertice delle Americhe

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Per la foto di famiglia mancavano alcuni leader, per il testo finale, al Vertice delle Americhe, è mancata l’unanimità. Ma al di là di questi incidenti di percorso, il summit di Trinidad e Tobago si è concluso con una certezza: la politica di Obama verso Caraibi e America Latina ha conquistato i vicini.

Il Presidente statunitense – che si è perso l’ultimo scatto – non ha fornito scadenze per la revoca dell’embargo su Cuba, motivo della mancata firma della dichiarazione finale. Ma ha detto che ora è il momento di passare dalle parole ai fatti, vale a dire, cambiare rotta. A partire da Cuba: “Il fatto – ha detto – che Raul Castro parli della volontà del suo governo di discutere con il nostro, e non solo riguardo all’embargo, ma anche a questioni come diritti umani e prigionieri politici, di per sè è già un segno di progresso”. Obama non ha creato illusioni: l’embargo che dura da quasi 50 anni non si cancella dall’oggi al domani. Ma segnali positivi potenziali ci sono. Anche con un altro nemico storico degli Stati Uniti: il Venezuela di Hugo Chavez. In tre giorni di negoziati ci sono state strette di mano, regali e non solo. “Abbiamo assistito – ha dichiarato il Presidente Chavez – a ciò che fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile: il governo degli Stati Uniti che cambia direzione”. E per assecondare il nuovo corso, Chavez ha annunciato il ripristino dell’ambasciatore a Washington, assente da settembre. Unico risultato concreto del vertice.