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Cuba: i pro e i contro della fine dell'embargo

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Cuba: i pro e i contro della fine dell'embargo

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L’annuncio di Obama di alleggerire l’embargo verso Cuba non è stato un gesto isolato.

All’inizio di aprile una delegazione di parlamentari americani aveva visitato l’isola e incontrato Raul e Fidel Castro. I deputati statunitensi avevano ricavato l’impressione che davvero il regime volesse mettersi alle spalle l’eterna lotta contro Washington. “Abbiamo discusso dell’opinione diffusa negli Stati Uniti di mettere fine all’embargo. Credo che il 68% degli americani desideri relazioni normali con Cuba. Ci siamo confrontati sulle possibili implicazioni”. L’embargo è una realtà per Cuba dal febbraio 1962 quando fu imposto da John Fitzgerald Kennedy. Ma in 47 anni ha conosciuto diverse fasi. Semplificando: è stato alleggerito durante le amministrazioni democratiche, irrigidito con quelle repubblicane. Ma è fuori discussione che l’apertura di Obama sia la piú significativa. Stabilire a cosa l’embargo sia servito è operazione scivolosa. Cuba ha calcolato in 93 miliardi di dollari il prezzo pagato a causa della chiusura delle frontiere. Di certo non ha fatto cadere il regime castrista e non ha facilitato la democratizzazione del Paese. Anzi ha probabilmente rafforzato la dittatura fornendole l’alibi alla povertà. Neppure i dissidenti cubani in esilio all’estero sono cosí convinti che eliminare l’embargo porti benefici. “Aiuterà il governo, senza dubbio, darà dei soldi alla dittatura che li userà, come ha fatto fino a oggi, per rafforzare il suo apparato repressivo”. Obama ha fatto altri calcoli. L’apertura verso Cuba serve anche a blandire i capi di stato e di governo sudamericani che nell’ultimo summit latino-americano avevano chiesto come un sol uomo la fine dell’embargo. Occhio alle date: la decisione del presidente degli Stati Uniti giunge a poche ore dall’apertura a Trinidad & Tobago del vertice delle Americhe, cui Cuba non è invitata. Nessuno potrà accusare Obama di non ascoltare i suggerimenti dei suoi vicini di casa.