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Il futuro incerto dei giovani moldavi

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Il futuro incerto dei giovani moldavi

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Il Parlamento moldavo messo a ferro e fuoco: un’ondata di violenza senza precedenti per la piccola repubblica ex-sovietica, schiacciata tra questo passato sovietico e aspirazioni europee. Le elezioni politiche hanno risvegliato tensioni a lungo soffocate – tra filo-russi e filo-occidentali. Gli slogan “Vittoria e Viva la Romania”, scritti sui muri del Parlamento, testimoniano la volontà di alcuni di questi a riunificarsi con Bucarest.

Con poco meno di 4 milioni e mezzo di abitanti, la Moldova è stretta tra Ucraina e Romania, di cui ha fatto parte fino all’annessione da parte dell’Unione Sovietica, negli anni Quaranta. A Galati, sulla sponda rumena del Danubio, arrivano tanti moldavi, in cerca di lavoro o per vendere i propri prodotti. La Moldova è uno dei Paesi più poveri d’Europa e per loro, il futuro non è di certo in Moldova. Attraversare la frontiera per guadagnarsi da vivere. Come fa Tamara, che se ne va in Russia per cercare lavoro. Dietro di sè lascia due figlie. La più grande, Katia, racconta la sua sofferenza, ma alternative, spesso non ce ne sono: “Mamma – dice – è appena partita per Mosca, per lavorare per noi, per sostenerci. Non abbiamo padre quindi ci deve lasciare sole e andare a lavorare”. Altro grattacapo per il Paese: la regione separatista della Transinistria, autoproclamatasi indipendente. Popolata in maggioranza da russofoni, è sostenuta da Mosca nel suo conflitto con la Moldova. Anche qui, i problemi sembrano essere gli stessi, almeno per i giovani. “Voglio partire per la Russia quest’anno, a fine anno scolastico – racconta una ragazza. Non sono molto soddisfatta delle prospettive che abbiamo qui. La nostra città è senza dubbio carina, ma non si può vivere qui”. Una gioventù senza molte speranze per il futuro. E senza riferimenti nel passato. Centinaia di migliaia di genitori hanno fatto i bagagli per cercare fortuna altrove. E Bruxelles osserva l’ultima minaccia alla stabilità della sua frontiera orientale.