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Grazie a petrolio e gas, le casse dello stato algerino si sono ben riempite

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Grazie a petrolio e gas, le casse dello stato algerino si sono ben riempite

Grazie a petrolio e gas, le casse dello stato algerino si sono ben riempite
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Nel 2008, le riserve valutarie sono arrivate a quota 140 miliardi di dollari.

Ma il prezzo del petrolio crolla e, con un’economia che dipende quasi esclusivamente dalle sue riserve di idrocarburi – oltre il 96 percento delle esportazioni – la sfida del nuovo capo dello Stato è una: diversificare l’economia. Il Presidente uscente Bouteflika lo ha promesso: un nuovo piano di sviluppo economico da 150 miliardi di dollari, tre milioni di posti di lavoro e un milione di abitazioni. Lo scopo: completare l’opera iniziata con i due precedenti piani concepiti per modernizzare le infrastrutture, ridure la crisi degli alloggi e sostenere l’economia non legata al petrolio. Tutto questo alla luce di un crollo delle attività economiche non legate all’industria petrolifera, scese dal 18 al 5 percento tra il 2003 e il 2008. Un altro punto debole dell’economia algerina è rappresentato dal fatto che, nonostante il modello centralizzato sia stato abbandonato negli anni Novanta, Algeri non ha fatto piazza pulita di corruzione, una burocrazia pesante e un sistema bancario obsoleto. Handicap ai quali si aggiunge un paradosso, come spiega un esperto: “Oggi abbiamo tanti soldi, il Paese possiede considerevoli riserve. Tanto per intenderci, quando c‘è parecchio denaro tutto è più facile ma, allo stesso tempo, non si sente l’obbligo di fare riforme”. In Algeria i disoccupati sono, secondo dati ufficiali, il 12 percento della popolazione, che conta circa 35 milioni di abitanti. Su circa 1 milione e duecento mila persone senza lavoro, il 70 per cento sono giovani sotto i 30 anni. Una situazione derivata, e aggravata, dal declino non solo dell’industria manifatturiera, ma anche dell’agricoltura. Il Paese è diventato uno dei principali importatori di grano al mondo, oltre che di altri beni di prima necessità. Fino ad ora a pagare il conto sono stati i dollari degli idrocarburi. Ma la situazione potrebbe presto cambiare.