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Hans Küng: Il viaggio del Papa in Africa? Un'occasione sprecata

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Hans Küng: Il viaggio del Papa in Africa? Un'occasione sprecata

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Tubinga ospita una delle più vivaci facoltà di teologia in Europa. Qui, negli anni ’60, insegnarono e strinsero amicizia due teologi che avrebbero poi preso strade molto diverse: l’uno, Hans Kung, è ora noto per le sue posizioni dissidenti rispetto al celibato dei preti, al rifiuto dei contraccettivi e del sacerdozio per le donne. L’altro, sarebbe poi diventato Papa Benedetto XVI.

Hans Kung e Joseph Ratzinger furono tra i più giovani invitati a partecipare al Concilio Vaticano II: l’evento con cui la Chiesa cattolica, nella metà degli anni ’60, si apriva alla modernità e al dialogo inter-religioso. Poi i loro cammini si divisero. L’uno divenne un critico delle gerarchie ecclesiastiche, l’altro un paladino della tradizione. Un incontro voluto da Papa Benedetto, nel 2005, non bastò a riavvicinarli. euronews: Il tentativo di Papa Bendetto XVI di reintegrare i vescovi scismatici lefebvriani della Fraternità sacerdotale di San Pio X ha scatenato un’ondata di indignazione nel mondo cattolico. Chi mette in dubbio l’Olocausto, può essere membro della Chiesa cattolica? Hans Küng: Penso che chi nega l’Olocausto non possa restare nella Chiesa cattolica. L’assassinio di sei milioni di esseri umani, di ebrei, è il crimine più grande nella storia dell’umanità. Già ai tempi del Consiglio Vaticano II avanzai la tesi che l’antisemitismo nazista avesse radici nell’antigiudaismo plurisecolare delle chiese cristiane. E questo vale anche per il protestantesimo: Lutero era tutto fuorché un amico degli ebrei. Per questo, le chiese cristiane, e noi in quanto cristiani, ci portiamo appresso una grande colpa storica. Eppure, voglio dirlo per senso di giustizia, il principio della tolleranza deve essere applicato anche dagli ebrei: Israele, che si definisce stato ebraico, deve dare prova di tolleranza nei confronti degli arabi e permettere ai palestinesi di costruire un loro stato. euronews: I vescovi raggiungono il limite di età a 75 anni, i cardinali a 80. Il Papa avrà 82 anni tra qualche giorno. Dovrebbe andare in pensione? Hans Küng: Non gli consiglierei di dimettersi. Piuttosto è tutto il sistema delle gerarchie ecclesiastiche che non funziona più: il Papa non ha nessuno che possa dargli un consiglio. Fa e decide ogni cosa in completa solitudine. E’ una forma di governo inadatta al Ventunesimo secolo! Mi rendo conto che tutto dipende dal Papa, purtroppo… Siamo ancora in un sistema assolutista come quello di Luigi XIV… euronews: Ci sono stati danni irreparabili nel rapporto tra le religioni cattolica ed ebraica? Hans Küng: Non li chiamerei irreparabili. Ma dobbiamo constatare che c‘è stato un danno durevole. Sono in contatto con un rabbino, a Berlino, che mi dice: “Quel che è successo non può essere riparato in un giorno”. La gente non ha più fiducia nel Papa. E la stessa cosa avviene presso i musulmani. Mi pare che molte personalità influenti nella comunità musulmana, ministri del culto e altri, comincino a diffidare del Papa e a dire: “Adesso non possiamo più avere fiducia in lui”. euronews: Lei ha partecipato al Concilio Vaticano II, ne è stato uno degli architetti. Oggi, nel 2009, avverte forse il rischio di un’involuzione da parte della Chiesa verso il Medioevo, tanto da mettere in discussione le riforme del Concilio? Hans Küng: Si, certamente. La Chiesa cattolica si dirige ancora una volta verso il Medioevo, la controriforma e il rifiuto della modernità. euronews: Secondo lei, perché il Concilio Vaticano II è così importante ancora oggi, nel 2009? Che cosa va salvato? Hans Küng: In fondo, prima del Vaticano II, eravamo fermi al Medieovo romano-cattolico. Abbiamo lottato contro la riforma. Abbiamo organizzato una contro-riforma. Abbiamo lottato contro i tempi moderni. In questo contesto, il Concilio Vaticano II è stato molto importante: è stata una vera e propria battaglia per affermare la libertà di religione, la libertà di coscienza. Uno sforzo appassionante. All’epoca, Joseph Ratzinger e io eravamo animati dagli stessi ideali e dagli stessi pensieri. Le conseguenze del Concilio sono state immense, storiche: in concreto, la Chiesa cattolica si apriva al dialogo con la religione ebraica, con la quale i rapporti, prima, erano sempre stati avvelenati. E la stessa apertura era rivolta anche all’Islam e alle altre grandi religioni. Il Concilio era anche un apprezzamento per le scienze moderne, per la cultura moderna, la democrazia, i diritti dell’uomo… molte cose insomma. Se si cancellasse tutto questo, la Chiesa diventerebbe un castello fortificato… e questo comporterebbe l’esodo di tutti quelli che non vogliono un tale balzo indietro. euronews: Il Papa ha appena concluso un viaggio in Africa. Se guardiamo i titoli della stampa internazionale, soprattutto francese e tedesca, troviamo dei commenti molto critici alle dichiarazioni del Papa sulla lotta all’AIDS e sulla contraccezione. Qual’e il suo bilancio del viaggio papale in Africa? Hans Küng: Indubbiamento, il Papa incarna le speranze di chi lotta contro i regimi corrotti e contro le dittature. Ed è per questo che mi rattrista: il Papa non ha saputo cogliere questa occasione per dire che una pianificazione famigliare ragionevole, così come una contraccezione ragionevole, sono metodi giustificabili. euronews: Come si dovrebbe gestire il rapporto tra cristianità e Islam? Hans Küng: All’inizio del suo pontificato, Bendetto XVI ha fatto un errore: nel discorso di Ratisbona, ha accusato l’Islam di essere una religione che predica violenza. Eppure, poi si è corretto, ha accettato l’invito a visitare la Turchia, ha dato parere favorevole alla stesura comune di un documento cristiano-musulmano. Sono passi nella buona direzione. euronews: Dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica ha accettato, per dirla in modo semplice, il principio di separazione tra Stato e Chiesa. Questo non sempre avviene nella religione musulmana. E’ forse un problema? Hans Küng: La Chiesa cattolica ha accettato l’idea dei diritti dell’uomo e della tolleranza positiva soltanto a partire dal pontificato di Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano II. La Chiesa aveva bisogno di tempo per arrivarci. Allo stesso modo, dovremmo capire che anche i musulmani hanno bisogno di molto tempo. Ma oggi ci sono segnali positivi, ad esempio in Turchia. E’ molto importante che l’Islam trovi un modello nuovo per ridefinire i rapporti tra la religione, da un lato, e lo stato dall’altro.