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Italia a rischio sismico, i maggiori terremoti dal 1968 a oggi

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Italia a rischio sismico, i maggiori terremoti dal 1968 a oggi

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Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, la Sicilia occidentale trema, tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo. Il terremoto del Belice ricorda che l’Italia è a rischio sismico, perché situata nella zona di collisione tra le placche africana e eurasiatica.

Tra i precedenti, un primo terremoto che colpisce la Calabria nel 1905, seguito, tre anni dopo, da una delle più disastrose scosse della storia italiana: un terremoto e un maremoto che devastano Reggio Calabria e Messina. Il 13 gennaio 1915, il comune di Avezzano, in Abruzzo, è svegliato da una scossa che fa tremare l’intero territorio marsicano, provocando migliaia di morti. Nel 1930 tocca all’Irpinia: un terremoto di magnitudo 6,5 fa oltre 1.400 vittime. Ma se questo elenco farebbe pensare che il rischio sismico riguardi solo il sud Italia, il terremoto in Friuli del 6 maggio 1976 dimostra che non è così. La zona più colpita è quella di Udine, ma la scossa di magnitudo 6,4, avvertita in tutto il nord della penisola, investe anche la Slovenia. I morti sono poco meno di un migliaio, più di 45mila i senza tetto. Il 23 novembre 1980 è di nuovo l’Irpinia ad essere sconvolta, con un bilancio sempre più drammatico: più di 2.700 morti e 280mila sfollati tra Campania e Basilicata. Diciassette anni dopo, la terra torna a tremare in Umbria e nelle Marche con due scosse, a una settimana di intervallo l’una dall’altra. Nel crollo della volta della basilica di San Francesco, ad Assisi, quattro persone perdono la vita. Nel 2002, una scossa di magnitudo 5,4 investe il Molise. A San Giuliano di Puglia, 27 bambini e tre adulti rimangono sepolti nel crollo di una scuola elementare. Alla tragedia seguono le polemiche: il comune non era considerato a rischio.