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Da Londra un nuovo capitalismo

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Da Londra un nuovo capitalismo

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Un capitalismo virtuoso che punisce i furbi e fa rispettare le regole. Se non sono solo dichiarazioni di principio ci sarà un mondo prima e uno dopo Londra. Il G20 ha staccato un assegno da 5 mila miliardi di euro per far ripartire l’economia mondiale ma ha anche deciso la chiusura dei paradisi fiscali, la fine del segreto bancario e di legare i bonus dei manager ai risultati conseguiti e non allo status.

Il ministro delle Finanze tedesco si compiace. “Se confrontiamo quello che è successo ieri con l’inizio del 2007, sei mesi prima che esplodesse la crisi, credo che siano stati compiuti enormi progressi”. La decisione di pubblicare la lista dei paradisi fiscali è stata la piú controversa. Il Lussemburgo è in quella grigia, stati poco trasparenti ma che si sono impegnati a diventarlo. Il primo ministro incassa. “Ho saputo di questa lista, ho constatato, al pari del mio collega austriaco e quello belga che ci siamo anche noi, la lista elenca quello che abbiamo fatto e quello che stiamo facendo, ma che non abbiamo ancora potuto applicare”. Sono 38 gli stati inseriti nella lista grigia, compresi Svizzera, Monaco e San Marino. Ci sono anche gli stati divenuti famosi proprio per le opportunità offerte a chi ha qualcosa da nascondere come le Isole Cayman, le Isole Vergini, le Bermuda, Panama. Nella lista nera invece sono finiti i paesi che non sono trasparenti e che non hanno assunto alcun impegno. In tutto 4: Costa Rica, Malaysia, Filippine e Uruguay. La strada intrapresa dai grandi della Terra ha suscitato vasti consensi. Ma per gli operatori del settore ancora non basta. “Le decisioni che sono state prese al summit del G20 di Londra sono buone ma non sufficienti. I mercati hanno reagito bene ma la recessione non sarà superata a fine anno. Ci vorranno altre misure”. Dopo i rischi del passato, chi opera in Borsa preferisce la prudenza all’entusiasmo. Non bastano gli impegni per uscire dalla crisi.