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Hillary Clinton: "sulla crisi approcci diversi tra Ue e Usa, ma entrambi necessari"

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Hillary Clinton: "sulla crisi approcci diversi tra Ue e Usa, ma entrambi necessari"

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Unione Europea- Stati Uniti, le relazioni sono sulla buona strada o rischiano di complicarsi a causa della crisi finanziaria? Il Vecchio continente ospita le massime cariche statunitensi per una serie di incontri di alto livello.
 
Alla conferenza Onu in Olanda il segretario di Stato Hillary Clinton ha chiesto sostegno alla nuova strategia della Casa Bianca in Afghanistan. Tutto questo alla vigilia del G20 di Londra e delle celebrazioni per i sessant’anni della Nato. Euronews ha incontrato Hillary Clinton all’Aja.
 
euronews: Il G20, la conferenza sull’Afghanistan: è una settimana impegnativa per le relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea. Lei è qui per promuovere una nuova strategia in Afghanistan: questo significa che chiederà ai leader europei di inviare rinforzi?
 
Hillary Clinton: Chiederemo ai leader europei e ai cittadini di tutti gli Stati europei una riflessione su quale può essere il loro contributo. Per alcuni questo si può tradurre nell’invio di altri soldati, per altri in quello di istruttori o di poliziotti. Altri sceglieranno di fornire esperti in agricoltura o contributi finanziari. Ci sono diversi modi per collaborare a questa nuova strategia che riteniamo abbia fondamenta molto solide e possa portare sicurezza e stabilità in Afghanistan. E questo avrà come risultato l’obiettivo che perseguiamo: lo smantellamento e la sconfitta di al Qaida e dei suoi alleati terroristi.
 
euronews: Sembra inevitabile che lei dovrà chiedere un ulteriore impegno militare ad un’Europa un pò riluttante…
 
H.C: Non so se abbiamo bisogno di molti o più soldati europei. Alcuni Paesi hanno già assicurato l’invio di altri militari, ma, come ho detto, sono tanti i modi diversi di contribuire. L’addestramento dell’esercito afghano è altrettanto importante che l’invio di nuovi contingenti perché più rapidamente riusciremo a creare un esercito afghano in pieno assetto e ben addestrato, quanto prima i nostri militari potranno tornare a casa e gli afghani potranno concentrarsi sulla loro sicurezza interna.
 
euronews: Alla conferenza sull’Afghanistan è stata dedicata molta attenzione alla partecipazione dell’Iran. Secondo l’amministrazione precedente Teheran era una minaccia che legittimava il progetto di scudo antimissilistico da collocare in alcuni Paesi europei. Cosa pensa dell’Iran l’amministrazione Obama? E’ un amico o un nemico? Lei si servirà ancora della definizione di “asse del male?”
  
H.C: Quella era la loro definizione, non la nostra. Sono convinta che ci siano questioni su cui si può cooperare positivamente con l’Iran. Crediamo tuttavia che la corsa alle armi nucleari da parte dell’Iran costituisca una grave minaccia per l’Europa, il Medio Oriente, la regione del Golfo. Non minaccia direttamente noi, ma molti nostri amici e Paesi che sono nostri alleati attraverso la Nato e attraverso altre relazioni. Per cui è importante impegnarsi con l’Iran, cercare aree di cooperazione, ma anche cercare di dissuaderlo dall’interferire con gli affari interni di altri Paesi, dal sostenere il terrorismo. Loro riforniscono e sostengono Hezbollah, alcune loro azioni violente e attività terroristiche. Quando si considera l’Iran insomma si ha un’immagine complessa”.
 
euronews: Al G20 gli Stati Uniti cercheranno di ottenere l’impegno dell’Europa a favore di nuovi piani di stimolo fiscale. Ma è improbabile una risposta positiva dell’Europa che considera questo approccio – una maggiore spesa pubblica - causa dei problemi…
 
H.C.: Credo sia una percezione sbagliata. Non si tratta di scegliere tra un maggior stimolo fiscale o una riforma della regolamentazione. E’ l’una e l’altra cosa. Molti Paesi hanno già fatto investimenti per rilanciare l’economia. Investire ulteriormente nel Fondo Monetario internazionale aiuterà altri Stati. L’Unione Europea sta cercando il modo in cui sostenere alcuni Paesi dell’Est. Tutto questo riguarda lo stimolo, ma la questione della regolamentazione è altrettanto importante.
 
euronews: Sulla regolamentazione c‘è accordo, in parte, ma quanto all’altra questione gli Stati europei non accetteranno di investire oltre il due per cento del prodotto interno lordo in misure di rilancio. Questo complicherà le relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea?
 
H.C.: Il G20 non riguarda solo Europa e Stati Uniti. La Cina si è impegnata in un piano di rilancio molto ampio, e la Corea del Sud ha fatto lo stesso. Il Giappone continua a contribuire, non solo per migliorare le proprie infrastrutture, ma attraverso istituzioni finanziarie internazionali, per aiutare altri Paesi. Se si guarda alla totalità dei Paesi che partecipano al G20 si capisce che non è una questione fra Europa e Stati Uniti. Riteniamo che la nostra lettura della situazione finanziaria giustifichi un intervento di stimolo all’economia. Rispettiamo la posizione di chi non è d’accordo con noi, ma siamo lieti di constatare che Cina, Australia e altri Paesi hanno intrapreso la nostra stessa strada. Vogliamo che l’economia globale ricominci a funzionare. Una volta rimesso in marcia il meccanismo avremo bisogno di regole per assicurare che nulla del genere si ripeta. Dobbiamo battere entrambe le strade contemporaneamente. Alcuni Paesi contribuiranno più in un senso, altri maggiormente nell’altro. Ma deve essere un intento collettivo.
 
euronews: Un ritorno a mani vuote da questo viaggio in Europa non minerà seriamente le relazioni transatlantiche?
 
H.C.: Affatto. Non credo sia giusto definire le cose in questo modo. Credo innanzitutto che la partecipazione europea qui alla conferenza sull’Afghanistan sia esemplare. Non sono rappresentati solo i singoli Paesi, ma anche l’Unione Europea e la Commissione Europea. C‘è stato un livello di partecipazione straordinario quanto i contributi per le elezioni, l’addestramento, il sostegno, la governance in tutti i tipi di programmi. C‘è un buon accordo per quanto riguarda gli aiuti ai Paesi che hanno bisogno di maggiore sostegno attraverso ulteriori investimenti nel Fondo monetario internazionale. L’Europa ha avuto un ruolo guida in questo e ha il nostro appoggio. E’ sbagliato parlare di “o l’uno o l’altro”.  Noi non l’accettiamo. Andremo avanti con la Nato, con i nostri alleati, la Francia sarà reintegrata. Parleremo delle nostre relazioni con la Russia, riprendendo il consiglio Nato-Russia. Ci sono molte cose su cui stiamo migliorando le relazioni tra Europa e Stati Uniti.
 
euronews: Ma nonostante questo non c‘è un rischio: che lei non ottenga nulla che possa sedare le critiche nel Congresso timorose di misure protezionistiche. E questa è la grande preoccupazione in Europa…
 
H.C.: Non accetto il presupposto della sua domanda. Non vedo un disaccordo. Siamo alleati solidi. Rispettiamo i Paesi che hanno differenti punti di vista. Naturalmente pensiamo di essere nel giusto altrimenti non continueremmo su questa strada. E’ importante che ci sia una massa critica. Se si considerano gli Stati Uniti, la Cina e altri Paesi, c‘è un grande impegno. Il Regno Unito si è impegnato in un vasto piano di stimolo. Molte cose si muovono. Alcuni Paesi non stanno portando avanti piani simili, ma stanno contribuendo al Fondo Monetario internazionale, ci sono quelli che riorganizzano i sistemi di regolamentazione, altri che contribuiscono in altri modi. Per cui non accetto il presupposto della sua domanda. Credo che dobbiamo lottare contro il protezionismo. Rischiamo di diventarne preda visto che le economie dei nostri Paesi sono in crisi. Cerchiamo di tener duro il più possibile.