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Israele: i dossier che scottano

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Israele: i dossier che scottano

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Un esecutivo quanto mai eterogeneo governerà Israele. Maggiori allora i rischi di entrare in crisi. Le sfide, in piu’, sono formidabili. Tra i dossier piu’ intricati il sempiterno processo di pace.

Gli israeliani, avidi lettori di quotidiani, vedono riflesse le loro aspettative nei titoli dei giornali. Tanto in Israele che in Cisgiordania la speranza è una sola. ““Anch’io, le fa eco un abitante di Ramallah, spero che si arrivi alla pace. Spero che Mahmoud Abbas e Netanyahu siedano allo stesso tavolo a negoziare, e che noi possiamo avere uno stato indipendente.” Sulle intenzioni del nuovo esecutivo, il 32esimo nella storia dello stato ebraico, non tutti sono tranquilli. La Casa Bianca e l’Unione Europea fanno pressione perché si rispettino gli accordi già stipulati con l’Autorità Palestinese, e si riavvii il processo di pace sulla base di una soluzione a due stati, prevedendo dunque la creazione dello stato palestinese. Ipotesi sempre respinta da Netanyahu, disposto al massimo a concedere una semplice autonomia economica. Quasi tutte le forze presenti nel prossimo esecutivo, con l’eccezione dei laburisti di Barak, la pensano come il leader del Likud. Comprensibile il pessimismo di Ashraf al-Ajrami, politico palestinese. “Il processo di pace resterà bloccato, entreremo in una fase di deterioramento dei rapporti per colpa del governo israeliano che non crede nella via politica, non riconosce la soluzione di “un solo territorio, due stati”, e continua l’occupazione e la colonizzazione. Ci aspettiamo solo cambiamenti in peggio.” Altro dossier spinoso: la liberazione del soldato israeliano Shalit, da tre anni ormai nelle mani di Hamas a Gaza. Ci sono poi gli anatemi contro Israele lanciati dall’Iran di Ahmadinedjiad. Gli USA, con Obama, hanno ammorbidito le posizioni nei confronti di Teheran. Si farà altrettanto conciliante il neo governo israeliano?