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Madagascar: il cambiamento?

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Madagascar: il cambiamento?

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Dopo tre mesi di crisi il Madagascar ha ottenuto il cambiamento. L’isola dell’oceano Indiano, ex colonia francese, ha un presidente che fino a un anno fa era conosciuto solo dai frequentatori delle discoteche, per il suo talento di dj. Ma a fronte dei 7 anni di promesse non mantenute dall’ex capo di stato Ravalomana, i malgasci hanno deciso di scommettere su un volto nuovo:

“Sì, l’importante è cambiare, è così, è come nella vita, si cambia” dice una abitante di Antananarivo. “Vogliamo vedere un cambiamento che vada a beneficio di tutti, e non solo di pochi” aggiunge un suo concittadino. Sono le stesse ragioni che avevano portato al potere Marc Ravalomanana. Sotto la sua presidenza progressi ci sono stati, ma non sufficienti a cambiare davvero le cose: “Ritengo che l’ex presidente abbia fatto parecchio – ammette un imprenditore – basti pensare alle strade, alle telecomunicazioni, e ad altre cose, ma naturalmente ha compiuto anche molti sbagli”. E’ come se la storia si ripetesse. Nel 2002, dopo sette mesi di conflitto politico, decine di morti nelle manifestazioni di piazza e gravi danni all’economia, Ravalomanana era arrivato alla presidenza scalzando la cariatide Didier Ratziraka, al potere da 27 anni. Ravalomamana aveva promesso allora ai malgasci apertura democratica e condizioni di vita migliori. Ma la crisi del 2008 ha messo in luce i limiti delle sue scelte di governo, soprattutto, appunto, in materia di democrazia e di lotta alla povertà. Mentre invece lui, ottenendo il controllo di una serie di settori chiave dell’economia, si è arricchito, tanto da guadagnarsi il nomignolo di “Berlusconi malgascio”. Il Madagascar è potenzialmente ricco. Ricchezze minerarie, innanzi tutto: oro, carbone, nickel, plutonio. C‘è il turismo, che vale quasi 300 milioni di euro all’anno, e le materie prime: il riso, la vaniglia, il caffè. Il sistema paese ha registrato una buona crescita l’anno scorso, malgrado ciò, 7 malgasci su 10 hanno un reddito al di sotto della soglia di povertà. La metà dei bambini soffre di malnutrizione. Nella classifica mondiale, il paese si piazza agli ultimi posti: è 146° su 170. La popolazione è rimasta al palo di uno sviluppo che, negli ultimi anni, ha visto affluire gli investimenti esteri. Investimenti che sono anche uno dei focolai da cui è partita la crisi. Ha destato scandalo, ad esempio, la vendita di terre agricole locali a multinazionali straniere. Rajoelina ha promesso che farà di tutto per far uscire i malgasci dalla povertà. Ma questo lo aveva detto anche il suo predecessore.