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Azerbaijan: la dinastia Aliev

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Azerbaijan: la dinastia Aliev

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Heidar il padre e Ilham il figlio. Gli Aliev governano l’Azerbaidjan da quarant’anni, e ormai si può parlare di dinastia. La chiave di questa longevità politica: la manna petrolifera e un potere assoluto difeso anche a colpi di repressione dell’opposizione e dell’informazione.

Il regno degli Aliev comincia nel 1969 quando Heydar Aliev, ex capo del KGB dell’Azerbaijan, diventa Primo segretario del Partito Comunista di questa repubblica sovietica. La sua carriera lo porta fino al politburo di Mosca,nell’‘82. La perestrojka di Gorbaciov, però, lo farà cadere in disgrazia. Aliev torna sulla breccia nel ’93, quando viene eletto primo Presidente dell’Azerbaijan indipendente. Apre allora la porta ai giganti petroliferi stranieri per sfruttare i favolosi giacimenti del paese. Quando la salute di Haydar Aliev comincia a deteriorarsi, nel 2003, suo figlio è nominato primo ministro, e, in seguito, vince le elezioni presidenziali, nell’ottobre del 2003, poco prima del decesso del padre. Contro ogni aspettativa, Ilham Aliev, conosciuto soprattutto per le sue notti brave al casinò, rivela un’anima da statista, seguendo la stessa politica tracciata dal padre: l’equilibrio diplomatico fra la Russia e l’Occidente, e la ricerca di nuovi contratti energetici. L’Azerbaijan vive allora un boom economico senza precedenti basato sulla fuga in avanti del prezzo del petrolio. Per 5 anni di seguito il paese ha una crescita spettacalore superiore al 20%. Nel 2008 il crollo, si fa per dire, con dati di poco al di sotto del + 11%, cifra che quest’anno dovrebbe stabilizzarsi al 10% circa. Il fatto, però, che oltre il 60% della ricchezza si basi sull’esportazione di idrocarburi è il tallone d’achille del paese. Tanto più che l’Azerbaijan, quest’anno, assiste anche a un calo delle rimesse degli oltre 2 milioni di emigrati in Russia. La diminuzione delle somme di denaro inviate alle famiglie si farà sentire soprattutto nelle province e, secondo gli analisti, potrebbe produrre un certo malcontento sociale, ma è poco probabile che ci siano conseguenze per il regime.