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Krajisnik: il co-presidente che non riconosceva il suo Paese

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Krajisnik: il co-presidente che non riconosceva il suo Paese

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E’ ancora frequentabile nel ’96 Momcilo Krajisnik: è l’anno della presidenza tricefala in Bosnia, alcuni mesi dopo gli accordi di Dayton.

Durante i negoziati la sua intransigenza gli è valso il soprannome di “Mr No” ma in quell’estate di tredici anni fa non si conosce ancora la portata reale del suo potere durante la guerra. Krajisnik fa dunque parte della presidenza collegiale di Bosnia, insieme al mussulmano Izetbegovic e al croato Zubak. Ma non riconosce il paese di cui è copresidente, per lui Dayton è una pace ingiusta: ancora a guerra finita chiede uno stato per i serbi. Eletto nel ’90 presidente del parlamento della Repubblica di Bosnia Erzegovina, aveva trascinato i parlamentari serbi nel villaggio di montagna di Pale, a soli venti chilometri da Sarajevo, creando un parlamento ribelle. A fianco l’amico di sempre, Radovan Karadzic. Sei mesi dopo scoppiava la guerra. I due sono all’origine del programma di pulizia etnica ai danni di mussulmani e croati di Bosnia. Ma quando Karadzic è investito dalle accuse di crimini contro l’umanità e prende la via della fuga, sarà Biljana Plavsic a prendere la guida della Repubblica dei serbi di Bosnia, lei che appoggia il processo di pace, scelta che poi le varrà la clemenza dei giudici dell’Aja. Nel 2006 Krajisnik è stato condannato a 27 anni per crimini contro l’umanità; non colpevole invece di genocidio, e non colpevole si era detto di praticamente tutti capi di imputazione. Nove anni dopo l’arresto nella sua casa di montagna, l’ex uomo forte di Pale, campione del nazionalismo serbo, conosce oggi la sua sorte. La condanna di Krajisnik si inserisce nel lungo e doloroso processo di ricostruzione della Bosnia.