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L'indipendente Funes è il nuovo presidente salvadoregno: cambio di rotta?

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L'indipendente Funes è il nuovo presidente salvadoregno: cambio di rotta?

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Sono passati diciassette anni da quando l’FMLN, il Fronte della guerriglia marxista del Salvador firma la pace col governo di destra, depone le armi e diventa partito politico. Solo oggi pero’ riesce a portare un suo candidato alla presidenza, dopo la vittoria di misura alle politiche di gennaio.

Quella firma pose fine a dodici anni di guerra civile tra il governo di destra, sostenuto dagli Stati Uniti, e il Fronte Farabundo Marti’ per la Liberazione Nazionale. Un conflitto costato al piccolo paese centroamericano 75mila morti, ottomila dispersi e 12mila vittime delle mine antiuomo. Uno degli episodi piu’ tristemente noti della guerra civile fu l’asassinio, mentre officiava la messa, dell’arcivescovo di San Salvador Monsignor Romero. I suoi funerali furono teatro di un massacro da parte dell’esercito, in cui morirono quaranta persone. E’ durante gli anni della guerra civile, in cui perde un fratello, che Mauricio Funes cresce professionalmente come giornalista. Corrispondente anche della CNN, è vicino alle posizioni del Frente, e non manca di criticare il governo di destra. Sposato, in terze nozze, con una brasiliana rappresentante in America Centrale del partito dei Lavoratori di Lula da Silva, in campagna Funes ha detto di ispirarsi piu’ al presidente brasiliano che al venezuelano Hugo Chavez. Ha promesso di lottare contro l’evasione fiscale e di voler creare posti di lavoro per gli emigrati che rientrano in patria, anche per ridimensionare la dipendenza dagli Usa. “La crescita economica, ha ammesso di recente Funes, è piu’ dovuta all’apporto delle rimesse dall’estero che alla dinamicità del mercato interno; il flusso di dollari generato ci arriva dagli Usa, è per questo che siamo cosi’ dipendenti dall’economia degli Stati Uniti.” Ben due milioni e mezzo di salvadoregni, un quarto della popolazione totale, vive negli Usa, soprattutto in California. In patria inviano l’equivalente di 2,7 miliardi di euro, vale a dire il 17% del Prodotto Interno Lordo. Le rimesse rappresentano la seconda fonte di reddito per il Paese – da qui la necessità per Funes di mantenersi in ottimi rapporti con Obama, di cui ha adottato lo slogan in campagna: “Si’, podemos”. Resta da vedere se potrà salvare l’intesa con Washington visto che il suo vice è un ex guerrigliero nonché uomo di partito, dalle idee molto piu’ radicali.