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Acqua, privilegio di pochi

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Acqua, privilegio di pochi

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Una persona sui sei del Pianeta non ha accesso all’acqua potabile.

L’impossibilità di disporre di servizi igienici adeguati è la causa principale di infezioni. Piu’ della metà dei poveri nei paesi in via di sviluppo sono malati per motivi legati alla mancanza di strutture sanitarie adequate e alla scarsità d’acqua disponibile. E’ l’agricoltura ad assorbire il grosso del consumo idrico – il 66%; il 20% finisce nell’industria; le famiglie ne consumano il 10%, mentre il 4% evapora dai serbatoi idrici costruiti dall’uomo.

L’acqua resta uno dei beni meno equamente distribuiti sulla Terra: l’occidentale che tutte le mattine si fa una doccia per cinque minuti utilizza piu’ acqua di quanta ne consumi in una giornata intera l’abitante di una bidonville nel Terzo Mondo.

L’acqua è anche all’origine di diverse guerre. Oggi si combatte anche per le risorse idriche nel Darfur, nel Sudan occidentale; in Medioriente, in Sudamerica e in numerose zone dell’Africa e dell’Asia per l’acqua si imbracciano le armi. I paesi che possono permetterselo hanno costruito impianti di desalinizzazione: cari e divoratori di energia, dunque realizzabili sono da nazioni ricche, gli Stati Uniti per esempio, ma soprattutto i paesi del Golfo. La crescita demografica non farà che accentuare il problema della scarsità d’aqua: se oggi la Terra conta sei miliardi e mezzo di abitanti nel 2050 saranno piu’ di nove miliardi. La limitatezza delle risorse idriche rischia poi di essere ulteriormente messa alla prova dai cambiamenti climatici. Un esempio per tutti, la California, la maggiore zona agricola del mondo. Ma nella Valle di San Joaquin, il livello della falda acquifera è al minimo storico tanto che il mese scorso è stato dichiarato lo stato di emergenza.

Da piu’ parti, allora, si parla ormai dell’acqua come del nuovo petrolio, e pochi dubitano che l’accesso alle risorse idriche finirà per essere uno dei principali motivi di conflitto in un futuro nemmeno troppo lontano.