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Auto, la crisi minaccia l'Europa e Bruxelles "ascolta" i vertici di GM

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Auto, la crisi minaccia l'Europa e Bruxelles "ascolta" i vertici di GM

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Riunione informale ma molto difficile quella che si è tenuta a Bruxelles per fare il punto sull’impatto della crisi di General Motors in Europa.

Hanno partecipato i vertici europei del gruppo statunitense e i rappresentanti dei governi interessati, tra cui l’Italia. Il colosso americano dell’auto – che ha ammesso di essere sull’orlo del fallimento – ha impianti per la produzione di macchine e pezzi di ricambio in Germania, Belgio, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Polonia e Svezia e occupa circa 55mila persone. Il piano di ristrutturazione pare preveda tagli per migliaia di posti: oltre diecimila potrebbero essere in Europa. Le vendite nel Vecchio continente come altrove non vanno bene: nei mesi di gennaio e febbraio sono state piazzate sul mercato meno di 80mila vetture. Opel, controllata dalla casa d’auto americana, reclama 3,3 miliardi di aiuti pubblici e minaccia la chiusura di almeno tre stabilimenti europei, probabilmente quelli di Bochum e di Eisenach in Germania, e quello di Anversa in Belgio. Precaria la situazione anche della svedese Saab, che General Motors ha annunciato di voler vendere entro il 2010 e che ha già annunciato la soppressione di 750 posti di lavoro. Non è migliore la situazione alla Vauxhall, fabbrica britannica assorbita da GM, che già nel mese di gennaio ha dovuto fermare la produzione in un impianto.