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Il festival canoro dell'Eurovisione è rovente di polemiche

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Il festival canoro dell'Eurovisione è rovente di polemiche

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Questa canzone del gruppo georgiano Stefane e i tre gi s’intitola we don’t wanna put in. I russi, che quest’anno organizzano l’evento, non hanno gradito il riferimento al loro premier e hanno protestato con l’Eurovisione, perché, nel regolamento, si vieta, tra l’altro, ogni contenuto politico e commerciale. L’eurovisione ha chiesto al produttore georgiano Gia Chanturia di modificare il testo ma lui ha detto di no, preferendo ritirare il gruppo.

I georgiani non andranno. La televisione pubblica georgiana ritiene che non sia necessario cambiare le parole e poi, con tutto il rispetto per il concorso, non andremo a Mosca. C‘è da ricordare il contesto: le ferite aperte dalla guerra lampo dell’agosto scorso per le regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del sud. Non penso che si debba cambiare il testo della canzone, dobbiamo usare il palco dell’Eurovisione per reagire alla provocazione russa. Non voglio che cambino le parole, perché cosi’ possiamo dire come la pensiamo di fronte a un grande pubblico. Ma i problemi dei russi non si fermano qui. Per rappresentarli, quest’anno, è stata selezionata Anastassia Prikhodko, vincitrice di un popolare concorso canoro locale. Il problema è che la cantante è ucraina e il testo della canzone è parte in russo e parte in ucraino. Gi organizzatori sono stati inondati di proteste. Anche qui c‘è da ricordare che, i rapporti fra i due paesi, vedi guerra del gas, non sono dei migliori. Salirà Ansastassia sul palco dell’Eurovisione? La risposta il sedici maggio.