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Dalai Lama: la lotta tibetana soffocata nel sangue

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Dalai Lama: la lotta tibetana soffocata nel sangue

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Mezzo secolo di sofferenze. Cosi’ il Dalai Lama in occasione del cinquantesimo anniversario della rivolta tibetana per l’autonomia dalla Cina, rivolta che lo costrinse all’esilio. Alle celebrazioni tenutesi a Darmsahla in India il capo spirituale tibetano ha accusato Pechino di avere represso nel sangue l’ autonomia del suo popolo.

“Con l’occupazione del Tibet, il governo comunista cinese ha condotto una serie di campagne di repressione e violenza che ha definito ufficialmente reforme democratiche” Cio’ che i tibetani rivendicano è un’autonomia legittima che permetta loro di vivere nel quadro del contesto cinese. Pechino ha risposto duramente alle accuse, “il Dalai lama confonde il bianco con il nero” secondo i cinesi, che lo accusano a loro volta di separatsimo. Un muro contro muro che si è concretizzato in queste ora con l’aumento dei controlli ai confini con il Tibet. La Cina ha inoltre chiesto al Congresso degli Stati Uniti di ritirare il progetto di risoluzione per manifestare il sostegno americano alla causa tibetana. Risoluzione che prevede il riconoscimento della sofferenza del popolo tibetano in occasione dei cinquant’anni dell’esilio del Dalai Lami. Di segno opposto la manifestazione che a Washington ha visto la pertecipazione di circa 400 persone: chiedono al governo statunitense di esercitare le pressioni necessarie a convincere i cinesi ad incontrare il Dalai Lama e ad aprire i confini di un territorio sigillato.