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Irlanda del Nord, dieci anni di una fragile pace

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Irlanda del Nord, dieci anni di una fragile pace

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Bloody Sunday. L’episodio più conosciuto del conflitto nordirlandese. Nella domenica di sangue del 30 gennaio 1972 i paracadutisti britanicci cominciarono a sparare uccidendo 14 manifestanti cattolici. È l’inizio di una serie di attentati e di rappresaglie da una parte e dall’altra costati la vita a oltre 3.600 persone. Il punto di non ritorno forse l’attentato al mercato di Omagh dell’agosto ’98 quando, quattro mesi dopo l’accordo del Venerdì Santo, alcune frange dissidenti dell’Ira fanno una strage. 29 i morti.

Ma la tensione tra le due comunità non si è mai sopita. Scoppia ad esempio durante le marce orangiste protestanti che attraversano i quartieri cattolici. Nel 1994 l’esercito repubblicano irlandese dichiara un cessate il fuoco unilaterale. Ma bisognerà aspettare la meta del ’97, dopo l’arrivo al governo britannico dei laburisti di Tony Blair, per entrare in una vera e propria fase negoziale. A partire da questo momento le parti si mettono intorno a un tavolo giungendo all’accordo del venerdì santo il 10 aprile 1998. Comincia allora una lunga fase di transizione durata nove anni per costringere l’Ira e gli altri gruppi ad abbandonare le armi e a mettere in piedi la divisione dei poteri tra Unionisti e Repubblicani.