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Droga: il nuovo cartello del Messico

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Droga: il nuovo cartello del Messico

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Nulla da invidiare a quello di Medellin. Il cartello di Ciudad Juarez si è costruito una fama invidiabile. La città messicana è la porta verso gli Stati Uniti. La cocaina passa di qua. Il controllo della droga è un affare che stimola molti appetiti. Lo sanno anche le autorità: il presidente messicano Felipe Calderon ha inviato 2.500 militari alla frontiera.

In parte per rendere meno agevoli gli scambi, in parte per rimpiazzare i soldati arrestati ieri perchè coinvolti nel giro. Droga e morte. A Ciudad Juarez la legge è quella del cartello. Chi sgarra finisce appeso a un ponte o con la testa mozzata. Di notte si regolano i conti, sotto gli occhi dei pochi passanti. “É una scena normale, quotidiana. Bambini che guardano i morti ammazzati. Nulla di strano”. I numeri sono agghiaccianti. Ogni giorno in Messico 12 persone muoiono in regolamenti di conti legati alla droga. Nel 2008 le vittime sono state quasi il doppio dell’anno prima, 1600 nella sola Ciudad Juarez. Sono i danni collaterali di un mercato fiorente. Il Cartello muove 10 miliardi di dollari l’anno. É il fatturato garantito ai narcos messicani dall’accogliente mercato statunitense della coca. Controllare questa porta è indispensabile per garantirsi utili a molti zeri. Il Cartello funge anche da ufficio di collocamento. Ha bisogno di professionalità qualificate. Tipo Santiago Meza Lopez, ex muratore arrestato a gennaio. Ha sciolto nell’acido 300 morti ammazzati: 600 dollari a cadavere. I 2.500 militari inviati a presidiare la frontiera tra lo stato di Chihuahua e il Texas lavorano sotto minaccia. Stessa sorte per il sindaco di Ciudad Juarez: la città è tapezzata da volantini che annunciano la sua imminente decapitazione. Non è tranquillo perchè la fama di chi dovrebbe proteggerlo non è immacolata. “Ci sono ancora a tutti i livelli, federale, statale e regionale, personaggi del crimine organizzato infiltrati nella polizia. Come possiamo risolvere il problema, come possiamo combattere questa battaglia se la corruzione c‘è anche tra i soldati, nell’esercito?”. Forse con la collaborazione tranfrontaliera. Il Messico ha chiesto aiuto agli Stati Uniti e la risposta è stata immediata e positiva. Ma per battere il Cartello non bastano le buone intenzioni.